Lo zoo di Talita
Tra Ilheus e Itabuna scorre una strada agevole, che si snoda tra una folta vegetazione, formando una sorta di galleria. Ai bordi di dossi artificiali, gruppi di ragazzi presentano la loro mercanzia: frutta di stagione e prodotti pescati nel vicino rio Cachoeira (granchi, pesce pistola, gamberi).
Arriviamo alla periferia estrema e in fondo a un lungo sentiero si apre una costruzione, in buone condizioni. È la casa delle cosiddette suore di Cordolina Lupi. Ormai sono ridotte a poche unità, per lo più anziane, e fanno fatica a portare avanti la scuola che accoglie i bambini di questa estrema periferia. Il comune non interviene e non mette più a disposizione il bus che portava i ragazzi alla scuola, condannandoli alla mancanza di istruzione.
È qui che incontro una bambina di nome Talita, conosciuta cinque anni fa. La sua storia ha del miracoloso. La prima volta che mi sono recato in questa casa, mi era venuta incontro di corsa, abbracciandomi. Mi dà la manina e mi accompagna all’interno della struttura, e lì mi raccontano la sua storia.
Quando aveva appena 20 giorni fu abbandonata in un fossato, sul ciglio della strada. La giovane madre, come si verrà a sapere, non volle sentire parlare di quella bambina.
Un passante, richiamato da flebili vagiti che provenivano dal fossato, la portò al vicino centro di Cordolina Lupi, dove venne accolta e accudita.
“Come la chiamiamo?” si chiesero le suore. Venne loro in mente l’episodio evangelico quando Gesù resuscita la figlia di Giairo. E venne scelto come nome proprio Talita, a indicare una nuova resurrezione. L’amore espresso da tante persone generose le ha permesso di sopravvivere.
Abbracciando me, Talita ha voluto abbracciare tutte quelle persone che la stanno aiutando a vivere. “Ora Talita è la nostra speranza, ha dieci anni, va a scuola ed è una bambina sana e felice”, mi assicurano le suore. Mi accompagna a visitare il suo piccolo zoo: tartarughe, un piccolo pappagallo, pulcini e conigli che non fuggono al nostro passaggio. Vuole donarmi una piccola tartaruga. La convinco che è meglio che la tenga lei… ha più garanzie di vita.







