L’essenza della missionarietà
Gradito ritorno quello di p. Gianni Zampini in occasione della “Primavera missionaria”, organizzata da p. Franco Saraceno, rettore del Santuario della Madonna della Grazia, per ricordare i martiri missionari e p. Aurelio Cannizzaro nel 33° anniversario della sua morte.
Sono stati tre giorni, dal 23 al 26 marzo, ricchi di eventi religiosi e civili quale gesto di riconoscenza e ringraziamento verso persone che hanno dedicato la loro vita a testimoniare la Parola e a cercare, nei limiti loro consentiti, di mitigare le sofferenze di fratelli sfortunati. Nella messa, celebrata da p. Yves Pascal Nyembe, Direttore dell’Ufficio per la cooperazione missionaria delle diocesi di Reggio Calabria, assieme a p. Franco Saraceno, don Nino Russo, parroco delle chiese di San Biagio V. e M. e San Nicola di Bari, e p. Gianni Zampini, è stato ricordato il sacrificio di tre missionari morti in modo cruento nello svolgimento della loro opera e ciò che p. Aurelio Cannizzaro ha fatto e rappresentato per il quartiere di Gallico.
La sua eredità è costantemente testimoniata dal parco della Mondialità, divenuto presto luogo di incontri e culla di relazioni e operosità. Il bel sito è stato sempre apprezzato e soprattutto vissuto come rifugio per coloro che volevano allontanarsi dal rumore e dalla confusione per trovarsi in un ambiente dove rilassarsi, contemplare, meditare e ritrovare il conforto di un’esperienza spirituale apprezzando la bellezza.
Il parco, molto frequentato fino a qualche anno fa, sempre aperto a tutti, oggi ha ben poco della gratuità con la quale il padre l’ha costruito con il concreto aiuto di sessantenni e settantenni di oggi e regalato alla popolazione gallicese, e della gioiosità che si percepiva in modo tangibile sui volti dei numerosi visitatori che quotidianamente invadevano ogni spazio.
Molto seguiti i momenti di Adorazione e Celebrazione Eucaristiche quali occasioni di riflessione sul valore della scelta missionaria e sull’importante ruolo del ricordo per perpetuare valori come l’accoglienza e l’ascolto. Significativa la presenza di p. Gianni come testimonianza di un rapporto tra Gallico e i missionari Saveriani che, malgrado il loro trasferimento, vuole essere mantenuto da ambo le parti. Nel suo intervento, ha parlato dell’essenza della missionarietà, impegno che valica le difficoltà iniziali della diffidenza e si adopera affinché essa si trasformi, con la consapevolezza dei rischi, in una relazione basata sull’accettazione reciproca e sull’amicizia.
“La vita del missionario è bella - ha detto p. Gianni - perché adoperarsi nella negoziazione tra culture diverse e nel creare condizioni di riconoscimento e accoglienza reciproca non si avverte la frustrante condizione di solitudine, anzi tutti si sentono invogliati a diffondere la conoscenza di una chiesa missionaria attraverso l’amore verso gli altri e verso le piccole cose della vita”.
Dello stesso tono anche il messaggio di mons. Fortunato Morrone, arcivescovo dell’Arcidiocesi Reggio Calabria-Bova il quale, nell’omelia tenuta durante la celebrazione conclusiva, ha sottolineato l’irrinunciabilità della Parola e in egual misura il valore dell’esempio di “Colui che l’ha resa umana che, se condivisa e attuata, diventa prossimità, cioè amicizia, amore, fraternità e vita; solo così si trasmette la bellezza racchiusa nel Vangelo perché Cristo è venuto per insegnare cos’è la vita”.
Ricordare le persone che hanno amato e lavorato con spirito indomito per il nostro quartiere è come trasmettere la propria storia alle nuove generazioni con esempi vivificanti e con questa motivazione Gallico ha dedicato una strada a p. Aurelio. La cerimonia di intitolazione è avvenuta mercoledì 26 marzo alla presenza del dott. Giuseppe Falcomatà, primo cittadino di Reggio Calabria, e di alcune autorità civili e religiose che hanno elogiato l’opera di divulgazione e del dialogo tra i popoli e l’invito a superare i confini individuali per abbracciare l’altro con solidarietà e vicinanza.
Particolarmente sentite le testimonianze di ex giovani collaboratori Oreste Arconte, Enzo Siclari, Pietro Furfari, Angelina Fortugno e Demetria Fortugno che hanno ricordato momenti della vita, aspetti del pensiero e dell’opera dell’uomo e del missionario. “Mondialità è uscire dal guscio dell’Io per ritrovarsi in Dio. Amore per tutto l’uomo, per tutti gli uomini, per tutti i viventi, per tutte le cose”, aveva scritto p. Aurelio su una stele posta all’ingresso del bellissimo giardino.








