Le strategie per il dialogo
A colloquio con Brunetto Salvarani
“Il dialogo tra le religioni è un discorso delicato e difficile”. Così ha esordito Brunetto Salvarani, direttore della rivista saveriana “Cem Mondialità”, alla conferenza organizzata dal “Laboratorio per il dialogo interreligioso” presso i saveriani di Salerno.
Cambiano le situazioni
L'analisi di Salvarani è partita da un dato dell'esperienza quotidiana. Nel corso di pochi decenni si è passati da una situazione in cui regnava “l'assenza di Dio” e “l'eclisse del sacro”, a un'altra in cui invece Dio è spesso presente (dalla TV al cinema, dai giornali allo sport). In questo panorama, segnato dalla richiesta a volte spasmodica di sacro (definita “bulimia del sacro”), da un lato c'è il rischio del fondamentalismo, dall'altro quello opposto di un pluralismo religioso confuso, una sorta di supermarket interreligioso che non mette in evidenza le diversità.
Una volta le chiese cristiane inglobavano in sé molti aspetti e valori vitali che costituivano la vita delle società occidentali. Oggi il loro baricentro è più spostato verso il sud del mondo, specialmente verso l'America latina e l'Africa. In questo scenario, il dialogo resta l'unica via possibile per conservare la propria identità, aprendosi allo stesso tempo a una pacifica convivenza con l'altro.
Le paure e la nostra identità
La strada del dialogo nell'ambito della chiesa cattolica è un percorso aperto da più di quarant'anni. Giovanni Paolo II ha definito il dialogo come una necessità d'amore . Il problema, dunque, non è tanto imboccare la strada del dialogo, quanto piuttosto individuare le strategie perché l'esempio dei grandi testimoni del dialogo non rimanga privo di frutti.
Il primo passo verso un dialogo autentico tra le fedi consiste nel riflettere su certe nostre paure. La paura dell'altro costituisce una delle resistenze più forti al dialogo. Purtroppo viviamo in una società in cui la paura è amplificata e spesso imposta dai mass media. Solo se sapremo liberarci da questa paura del diverso diverremo attori convinti del dialogo.
Il secondo passo da fare sulla strada del dialogo è la ricerca profonda della propria identità. Il dialogo autentico nasce nel momento in cui siamo consapevolmente e realmente legati alla nostra identità. Oggi dialoghiamo poco non perché siamo troppo cristiani, ma al contrario, perché lo siamo troppo poco. Tanti cattolici, per esempio, non conoscono la bibbia.
Il tema della vera laicità
È solo dopo aver fatto i primi due passi che il cammino del dialogo può realmente iniziare. Ed è a questo punto che il dialogo si esprime con i gesti più semplici, come quello elementare di guardarsi in volto riconoscendo così l'unicità dell'altro. C'è poi bisogno di luoghi aperti allo scambio autentico, in cui le diverse fedi possano raccontarsi, possano narrare i propri misteri, le proprie feste, il proprio credo.
Infine, Salvarani ha fatto una riflessione su un tema importante della nostra epoca: la laicità. Questa categoria, complessa e spesso usata a sproposito, è da interpretare in modo diverso rispetto al passato. La laicità autentica non tende a diminuire il ruolo della religione. Tende invece a valorizzare il pluralismo e la ricchezza delle religioni.
Il cardinal Martini, citato da Salvarani, ha detto: “Il pluralismo religioso è oggi una sfida per tutte le grandi religioni, soprattutto per quelle che si definiscono come vie universali e definitive di salvezza. Se non si vuole giungere a nuovi scontri, occorrerà promuovere con forza un serio e corretto dialogo interreligioso”.








