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In Sardegna i giorni della settimana santa sono particolarmente intensi. Non è solo folklore, ma è fede sentita. D'altronde, chi non si sentirebbe unito alle sofferenze e alla morte del Cristo? Ricordano a noi tutti le sofferenze di tante famiglie che in questi giorni non hanno nemmeno il necessario per finire il mese e per garantire una vita dignitosa alla propria famiglia.

L'incontro nella piazza al centro del paese

Dal lunedì alla domenica, tutti i saveriani della comunità di Macomer sono stati impegnati per le confessioni e i vari riti di s'incravamentu, di s'iscravamentu e, la domenica di Pasqua, del s'incontru. I primi due sono la messa in croce del Cristo e il rito della deposizione, in cui Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo salgono le scale poste dietro la croce e, un chiodo alla volta, tolgono il corpo morto del Cristo per deporlo tra le braccia della Madonna, e poi sulla lettiga. Con una solenne processione si porta la lettiga nella chiesa di Santa Croce, che in Sardegna è difficile non ci sia in ogni paese.

La domenica mattina, giorno di Pasqua, la Madonna vestita a festa parte dalla parrocchiale, mnetre il Cristo risorto parte dalla chiesa di Santa Croce e nella piazza del paese accade l'incontro del Figlio con la Madre, con grande partecipazione di tutto il paese.

La fede si ravviva, si rafforza la speranza

Questa pia tradizione avviene anche in molti luoghi del sud Italia, con qualche differenza, in particolare nella Calabria e in Sicilia. Derivano dalla passata colonizzazione spagnola. Infatti, vari mistici spagnoli nel cinquecento hanno sentito e creduto che il Figlio risorto sia apparso prima di tutti alla Mamma addolorata, per darle di persona la gioia della resurrezione.

Così hanno scritto santa Teresa d'Avila nella sua "Vita" e sant'Ignazio di Loyola in una meditazione dell'ultima settimana degli "Esercizi Spirituali". Rivivendo queste antiche tradizioni popolari, i credenti rafforzano la propria fede e religiosità e ricevono consolazione e speranza per proseguire nel cammino della vita.



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