Le infradito di Rebecca
Papa Francesco insiste che dobbiamo “imparare a riconoscere la speranza tra i poveri a cui siamo mandati”. Ai più poveri cerco di venire incontro provvedendo al ricovero in ospedale, all’acquisto di medicine, alle spese scolastiche. Ma il mio primo pensiero è come aiutare i poveri a trovare un lavoro e a realizzare un loro sogno. Ecco un esempio...
La portinaia mi annuncia che una donna vuole parlarmi. Così, ho conosciuto Rebecca, donna minuscola e sordastra. Mi racconta la sua storia: un marito malato che guida il rikshiò quando ce la fa; una figlia con bambino da mandare a scuola; non ha casa. Il parroco le assegna un pezzetto di terra, 4 metri per 7. È un buco da arginare con pali di bambù e riempire di terra, su cui costruire una specie di casa con tetto di lamiera. Fa le pulizie in casa di un musulmano, che le concede un angolo della veranda; ma è in debito con lui. Vorrebbe liberarsene. Mi assicura che non spenderà una lira per altre cose, solo per rifondere il debito e costruire la casa.
Sono andato sul luogo a vedere personalmente. Mi ha mostrato la ricevuta con la firma del musulmano creditore. E mi spiega come vuole che sia la sua prima casa: la veranda davanti, la stanza d’ingresso, la stanzetta per cucinare, mangiare, dormire... e un angolo come bagno. Le pareti sono di telo plastificato. A due metri di altezza, una specie di solaio dove conservare abiti, attrezzi e cose stagionali.
A Natale viene a trovarmi: porta con sé il nipotino in giacca e cravatta. Subito si scusa: “Tutti i bambini hanno un vestitino nuovo per Natale; ha pianto tanto che non ho resistito!”. Accanto al bambino, ho notato le infradito della donna, consumate dal tanto camminare. “Comprane un paio per il tuo Natale”, le dissi nascondendo tra le mani 5 euro.
Mancano ancora tante cose, come l’allacciamento alla rete idrica pubblica e un serbatoio per l’acqua. Ma Rebecca è felice e ringrazia tutti, amiche e amici che dall’Italia hanno reso possibile questo suo sogno: avere una casa, la prima, per la sua famiglia.







