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Le armi aumentano i fatturati militari

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Ricavi pari a 679 miliardi di dollari. È il nuovo record registrato nel 2024 dalle maggiori aziende mondiali del settore militare. Lo riporta l’Istituto di ricerche per la pace di Stoccolma (Sipri). 

Le guerre nell’est Europa ed in Medio oriente, le nuove tensioni internazionali e, soprattutto, i venti di guerra, hanno fatto esplodere e continuano ad accrescere i fatturati delle industrie militari. Non solo di quelle statunitensi che da sempre ricoprono la parte principale e nel 2024 hanno registrato ricavi per 334 miliardi di dollari con un incremento del 3,4%. Ma anche di quelle della Russia dove le due principali aziende (Rostec e United Shipbuilding Corporation), nonostante le sanzioni internazionali, hanno aumentato gli introiti del 23%, raggiungendo i 31,2 miliardi di dollari. Ma sono cresciuti soprattutto i ricavi delle aziende militari europee: nel 2024 hanno segnato un aumento del 13%, ottenendo introiti record per 151 miliardi di dollari. “L’aumento - spiegano i ricercatori del Sipri - è legato alla domanda derivante dalla guerra in Ucraina e alla minaccia percepita della Russia”.

Una guerra reale ed una minaccia percepita. A fronte della quale l’Unione europea ha deciso di lanciare il piano inizialmente denominato “Rearm Europe”, poi modificato in “Prontezza 2030” ed infine eufemisticamente ribattezzato “Preservare la Pace: Pronti per il 2030”. Un piano che viene giustificato sostenendo che l’Europa non investe a sufficienza nella difesa. Ma è vero? Ancora una volta sono i dati del Sipri a smentire questa narrativa: come si vede nel grafico, i Paesi dell’Unione europea sono, nel loro insieme, la seconda potenza mondiale per spese militari (368 miliardi di dollari) preceduti solo dagli Stati Uniti (997 miliardi), seguiti dalla Cina (314 miliardi) e dalla Russia (149 miliardi). Non solo: i dati ufficiali del Consiglio europeo certificano che la spesa militare complessiva dei Paesi dell’Ue è passata, tra il 2000 e il 2024, da circa 200 miliardi di euro ad oltre 326 miliardi con un incremento del 63% che non si riscontra in nessun altro settore della spesa sociale.

Ma i leader europei e della Nato non chiedono solo di destinare nuovi ingenti fondi al settore militare. Da due anni sollecitano, senza mezzi termini, l’Unione europea ad “entrare in una economia di guerra” (Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, 18 marzo 2024), a “prepararsi alla guerra" (Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea, 18 marzo 2025) e finanche ad “entrare in una mentalità di guerra” (Mark Rutte, segretario generale della Nato, 15 gennaio 2025): un concetto che Rutte ha ribadito a metà dicembre affermando che “dobbiamo essere pronti ad una grande guerra come quella che hanno vissuto i nostri nonni e bisnonni”.

Una deriva bellicista sulla quale papa Leone XIV non ha mancato di pronunciarsi. “Come si può credere, dopo secoli di storia, che le azioni belliche portino la pace e non si ritorcano contro chi le ha condotte? Come si può continuare a tradire i desideri di pace dei popoli con la falsa propaganda del riarmo? La gente è sempre meno ignara della quantità di soldi che vanno nelle tasche dei mercanti di morte con i quali si potrebbero costruire ospedali e scuole; e invece si distruggono quelli già costruiti!”, ha ammonito papa Leone lo scorso giugno. Parole sante!



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