Padre Piergiorgio (Moyori Ganryu, il suo nome giapponese), bergamasco, è attualmente responsabile delle missioni di Kikuchi e Yamaga, nei pressi di Kumamoto (diocesi di Fukuoka).
Geograficamente parlando, io sono il più lontano dai luoghi del triplice disastro: terremoto, tsunami, inquinamento nucleare. Sappiamo le notizie attraverso le Tv e i giornali giapponesi, che informano nei dettagli: cosa succede, cosa serve, i problemi che si presentano.
Anche noi stiamo raccogliendo fondi per aiutare le famiglie colpite. Del resto è un'iniziativa a cui aderiscono tutte le chiese in Giappone, come ogni volta che capita una calamità.
Alcuni cristiani della mia comunità hanno parenti o amici nelle zone colpite. Sono molto preoccupati, pregano per loro, riferiscono che le scosse continuano, che non riescono a dormire tranquilli. Conosco una famiglia che si trova a 120 chilometri dalle zone del terremoto; riferisce che nei supermercati gli alimenti sono quasi scomparsi. Fanno file di un'ora per comprare qualcosa, mentre i treni sono molto danneggiati ed è difficile muoversi. Manca il carburante e il freddo è intenso.
Circa il "nucleare", anche per noi qui è difficile capire cosa stia succedendo. Televisioni, radio e giornali cercano di non allarmare la gente in modo eccessivo, ma la situazione è molto complessa. Cinquanta tecnici volontari lavorano a turno per cercare di porre rimedio al disastro. Alcune persone sono state contaminate. Fanno fatica a raffreddare i reattori per mancanza di rifornimento d'acqua, ma è difficile sapere quale sia la situazione reale.
La centrale di Fukushima era la più grande del Giappone con sei reattori, di cui quattro sono in avaria, ma in tutto il Giappone ci sono ben 56 centrali nucleari. La gente si esorta a vicenda con le e-mail a risparmiare la corrente elettrica, a essere forti e coraggiosi. Questo è ciò che noi sappiamo e viviamo qui a Kikuchi, lontano dalla zona colpita.