La Speranza: Anch'io preso da sgomento
Padre Franco, saveriano originario di Bergamo e missionario in Giappone dal 1978, è fondatore e direttore del rinomato centro di spiritualità e dialogo "Shinmeizan" (Kumamoto, diocesi di Fukuoka).
Innanzitutto ringrazio per il vostro interessamento. Immagino che anche voi, come noi, portiate dentro tante domande e riflessioni. Noi missionari saveriani - 34 in tutto - viviamo e lavoriamo soprattutto nella parte centro-meridionale del Giappone, mentre il sisma ha colpito il nordest del Paese. Ma anche là ci sono missionari (uno, di nazionalità canadese, è morto) e preti che condividono la sorte della loro gente.
Il disastro è stato grande e le conseguenze sono pesanti. Circa 25.000 tra morti e "dispersi", e almeno 450.000 sfollati, di cui molti hanno perduto la casa e ogni altra cosa, risucchiate dalla grande ondata alta, in alcuni punti, fino a 15 metri. E il pericolo delle centrali nucleari danneggiate (destinate a produrre elettricità) costituisce l'aspetto ancora più allarmante.
Ci sono anche aspetti positivi
Ma occorre vedere anche gli aspetti positivi. Molti hanno fatto notare la straordinaria preparazione della gente, frutto di una costante e abituale esercitazione a tutti i livelli, dalla scuola, alle fabbriche, agli uffici... Per cui moltissimi sono riusciti a mettersi in salvo dall'onda anomala. Tra questi, anche molti che sono scesi per tempo dai treni, fermati subito dall'allarme che in Giappone scatta immediatamente su tutte le coste in caso di terremoto.
Altri, esperti in edilizia, hanno fatto notare che le case, anche le più comuni, erano state costruite con un'attenzione specifica alla possibilità di terremoti, e in generale hanno resistito bene all'urto tremendo (grado 8.9 della scala Richter) del terremoto. Molti ancora hanno ammirato il contegno dei giapponesi, la loro padronanza di sé, l'ordine e la calma, la dignità e la solidarietà. Molti osservatori stranieri sono rimasti sorpresi e increduli al vedere gli operai, gli impiegati, gli addetti ai vari uffici, occuparsi prima del loro posto di lavoro, del loro servizio sociale, degli altri, e solo poi di se stessi.
Tanti disagi e tanta solidarietà
Il Giappone si è mosso subito con un'organizzazione capillare e ben coordinata. Di giorno in giorno si ricollegano linee stradali e ferroviarie, si interviene per l'assistenza a casi di disabili e anziani, si ripristinano servizi pubblici, si riporta l'elettricità, l'acqua, il gas alle abitazioni.
Non possiamo certo dimenticare il disagio di tante persone che vivono in centri di accoglienza a volte senza le cose elementari e indispensabili, come medicine per gli ammalati, cure e compagnia per gli anziani, affetto e attenzione per i bambini, acqua potabile e cibo sano, e altre cose necessarie come il riscaldamento, in questi giorni ancora molto freddi in quella zona del Giappone settentrionale.
Ma vediamo anche il generoso esempio di tanti tecnici che lavorano assiduamente per ripristinare i servizi; militari e civili che cercano di rimettere ordine nella devastazione lasciata dal maremoto; volontari che si offrono a collaborare, anche da altri Paesi, cominciando dalla vicina Cina, Corea e Russia.
Anche la chiesa cattolica si è mossa subito coinvolgendo in modo capillare tutte le sue cellule o "parrocchie" e le sue varie organizzazioni attraverso soprattutto la Caritas Giapponese, con la quale collabora la Caritas Internazionale, sostenuta a sua volta dalla Caritas di vari Paesi, tra cui l'Italia.
Ce la farà anche questa volta
Il dramma delle centrali nucleari è ora l'elemento più preoccupante e allarmante. Certamente influirà in decisioni future sulla ricerca di fonti alternative di energia. Ma questo è un grosso problema anche per tanti altri Paesi, non solo per il Giappone.
Il Giappone ha affrontato con successo grandi crisi anche in passato. Senza riandare alla catastrofe della guerra del Pacifico, da cui pure è risorto più forte e migliore di prima, basta solo ricordare il "grande terremoto" che scosse e sconvolse Kobe e Osaka 16 anni fa. Io avevo abitato a Kobe prima del terremoto. Ci sono tornato poco dopo, e ho visto le case distrutte, le vie intralciate dalle macerie, la gente smarrita... Quando ci sono tornato ancora due anni fa, ho visto una città risorta e rinnovata, più bella e più vivace di prima. Sarà così anche per Sendai e Fukushima, ne sono certo.
Verso un nuovo senso della vita
Ma la cosa più importante è questa: io sento che il popolo giapponese saprà anche riflettere e trarre conclusioni importanti da questa tragedia, e migliorare non solo le sue costruzioni e le sue precauzioni antisismiche, ma più in profondità saprà cercare nel suo cuore forme di vita e di modi di essere che mettano a profitto questa tremenda esperienza. Questa esperienza di morte sospingerà con forza verso la ricerca del senso della vita, verso un superamento del materialismo economico e del tecnicismo, che ora imprigionano lo spirito e limitano la visione del futuro.
Grazie per il vostro interessamento e la vostra vicinanza al popolo giapponese in questo momento così drammatico.
Anch'io, come tutti, sono preso da sgomento, ma come tutti, sono anche testimone di una ripresa che è già cominciata.








