La suora dei "piccioccus" di Cagliari
Per alcuni mesi, ogni mattina alle sette, sono andato a celebrare la Messa nella cappella dell'asilo della Marina a Stampace. Tutti i giorni, passavo davanti alla lapide della tomba di suor Nicoli, suora della carità, senza leggerne il nome. Salutavo le suore presenti e non prestavo attenzione alla scritta coperta da un vasetto di fiori sul muro della parete.
"Qui ove soavi effuse ai piedi di Gesù e della sua Immacolata Madre gli irrefrenabili slanci d'amor di Dio e i tesori attinse di ardente carità del suo bel cuore materno, riposa suor Giuseppina Nicoli, nella pace dei giusti".
Le suore "cappellone"
A volte ci accade di vivere nelle case dei santi e camminare sugli stessi pavimenti senza saperlo, come nella cappella dove trovava la sorgente del suo amore per Dio e per i poveri suor Giuseppina. L'annuncio della sua beatificazione e il dono della sua biografia da parte della superiora dell'asilo mi hanno fatto conoscere la vita di questa suora, attiva nel quartiere Stampace del porto di Cagliari.
Le suore vincenziane erano note come "suore cappellone", per il copricapo bianco, a larghe tese spioventi, rigidamente inamidate. Hanno anche un altro nome più significativo: "angeli degli ospedali". Nel seguire il loro calendario liturgico, mi ha stupito il ricordo delle loro martiri durante la rivoluzione francese. Il furore dei giacobini si era accanito anche contro le suore di san Vincenzo.
Chi sono: un po' di storia
Infatti, "monsieur Vincent", come lo chiamavano i parigini, ha iniziato la carità sociale e politica dei tempi moderni, 374 anni fa, con la fondazione delle figlie della carità, una nuova forma di vita religiosa femminile: "Avranno per monastero la casa dei malati, per cella una camera d'affitto, per cappella la chiesa della parrocchia, per chiostro le vie della città e le sale degli ospedali, per clausura l'obbedienza, per grata il timor di Dio, e per velo la modestia". Queste parole sono stateueste parole sonoQ riprese anche da Victor Hugo nel suo romanzo "I miserabili", proprio quando parla delle suore vincenziane.
È noto anche il consiglio dato da Vincenzo de' Paoli al cardinale Mazzarino, dopo che in un giorno aveva sfamato duemila persone con la mensa pubblica. Preoccupato per i danni della guerra civile, corse a cavallo dal cardinale e gli disse: "Monsignore, andatevene; sacrificatevi per il bene della Francia".
"Monelli di Maria" e "zitine"
Suor Giuseppina ha lavorato quasi sempre in Sardegna, in modo particolare a Cagliari, in mezzo ai bambini di strada. Lei li chiamava i "monelli di Maria". Si guadagnavano da vivere trasportando bagagli o pacchi, che caricavano nella cesta sulla testa. Per questo erano conosciuti come "is picciòccus de crobi".
Di notte dormivano nelle grotte della collina o sotto i portici dei palazzi. Suor Giuseppina li radunava all'asilo della Marina per dar loro un'istruzione religiosa, per prepararli ai sacramenti con la dottrina cristiana, per insegnar loro a leggere e scrivere, a imparare un mestiere.
Oltre ai ragazzi di strada, s'interessava delle ragazze, venute in città come donne di servizio, che riuniva in associazioni. Accoglieva le giovani domestiche, provenienti dai paesi di tutta la Sardegna per prestar servizio presso i signori della città. Le chiamava "zitine", perché erano affidate alla protezione di santa Zita.
Suor Giuseppina Nicoli si è consacrata a Dio per il servizio ai poveri, mettendosi con spirito evangelico al seguito di Gesù Cristo nella comunità delle figlie della carità. È stata dichiarata beata il 3 febbraio a Cagliari, alla fine della missione popolare, alla quale hanno partecipato anche i missionari saveriani.








