La situazione: Il brutto affare della coca
A distanza di undici anni dalla mia ultima visita in Colombia la situazione è ancora disastrosa, delicata e confusa. Si potrebbe dire... "alla colombiana"! Ci sono tre eserciti e tre tasse diverse che i protagonisti della guerra - non dichiarata, ma reale - esigono dalla gente con estorsioni e minacce.
Da alcuni anni l'esercito disinfesta con ddt, pesticidi e funghicidi le coltivazioni di coca nella fertile regione fluviale attorno a Buenaventura (nel Putumayo), Narigno e Guapi. La disinfestazione uccide tutto, anche i bananeti, i tuberi di yuca, le piantagioni di riso. E allora bisogna spostarsi. Così nelle zone abitate dai neri arrivano i bianchi, coltivatori di coca che hanno sempre fatto solo questo lavoro.
Cercano di comprare terre che la gente non vuole cedere né vendere... Ma i bianchi si intrufolano, tagliano gli alberi in mezzo alla foresta e piantano coca ovunque, anche nelle terre lasciate incolte per la rotazione. Se il proprietario protesta, affermando che il terreno è suo, lo minacciano. Se non li lasciano coltivare la coca, si vendicano.
Nessuno vede, sente, parla
Nei negozi appare la scritta, "si vendono prodotti chimici". Per prodotti chimici si intendono concimi e urea, ma anche gli acidi per processare la foglia della coca. Tutti sanno dove sta tutto. Anche i soldati lo sanno, ma non vedono e non sentono, né parlano. Giovani robusti sono assoldati per difendere le proprietà e le coltivazioni della coca, mentre altri sono assoldati per riscuotere la tassa sulla coca lavorata.
I narcotrafficanti fanno piantare la coca e la processano. Una volta pronta, si paga la tassa alla guerriglia, che trova la strada migliore per farla uscire dalla Colombia. L'esercito controlla che tutto si svolga in modo "regolare", senza scontrarsi con la guerriglia; ma ogni tanto deve bloccare qualche carico pronto per essere inviato all'estero. Altrimenti, cosa ci sta a fare?
Come in un triangolo, in ogni lato c'è una forza e ognuna fa il proprio lavoro e trova il proprio guadagno. La povera gente dei fiumi sta nel mezzo, costretta a vedere tutto e, se si ribella, viene eliminata o scompare per sempre: i desaparecidos.
L'attrazione del guadagno facile
Tanto tempo fa a Buenaventura c'era l'istituto "Mulumba" (martire ugandese, 1886), che ha formato tante persone, ora in prima linea nella difesa delle comunità e nell'opera di coscientizzazione, per resistere alla tentazione del guadagno facile. Gli adolescenti e i giovani in questo senso sono quelli più in pericolo. I preti e le suore che vivono nelle zone rurali stanno lavorando bene e insieme, facendo tutto il possibile attraverso le scuole e la pastorale sociale. Ma il guadagno facile alletta e corrode l'unità della popolazione nei villaggi.
I progetti di sviluppo della zona rurale o di sfruttamento della costa oceanica - dei quali si parlava nel lontano 1985 - poco a poco stanno diventando realtà. Purtroppo, le multinazionali, la comunità europea e anche l'italiana Eni stanno realizzando forti investimenti per avere grandi guadagni.
Racconta un contadino preoccupato: "Prima avevamo da vivere lavorando il nostro pezzo di foresta, ma ora la legna della foresta è finita, la pesca non rende più come prima, la zona delle mangrovie con le coltivazioni di cocco, cacao e banane aiutava a tirare avanti. Ma ora cosa faremo? Andremo a lavorare come schiavi, elemosinando un lavoro alle multinazionali?".
La gente: "Dove andremo a finire?"
Noi, abituati a essere programmati, facciamo fatica a capire la gente che cerca di sbarcare il lunario inventandosi tante cose. È l'economia del sommerso che dà la possibilità di sopravvivere a tanta gente. Ma quanto durerà? Nel paese di La Paila abbiamo incontrato gente che vive vendendo il latte per strada o preparando la colazione con empanada (pane di mais) o la cena con panela (acqua calda zuccherata).
Finora è permesso tutto; ma ci sono già delle leggi che esigono maggiore igiene: tutto dovrebbe essere sterilizzato e fatto a livello industriale, non artigianale o casalingo. Tutta questa gente, per lo più anziana, cosa farà? Chi si prenderà cura di loro?
La gente è ben consapevole della situazione in cui è costretta a vivere. Ogni tanto ci sarà una strage e diranno che è avvenuta per sbaglio, come per i 150 uccisi nel dicembre scorso. Solo la chiesa cerca di proteggere la gente di fronte alla guerriglia, ai narcotrafficanti e ai militari.
E nonostante tutto, si continua a sperare.








