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La sfida è un Paese finalmente ‘libero’

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Per noi che abbiamo scoperto questo Paese a poco a poco e con il tempo, è davvero piacevole essere stati accolti in una nazione così meravigliosa e benedetta da Dio per la varietà della sua geografia, per i climi, paesaggi, biodiversità... Per non parlare della cordialità e ospitalità della gente. Nell’ottobre 2024, a Santiago di Cali si è svolto il summit internazionale della biodiversità COP 16 con molti rappresentanti da ogni parte del mondo. Numerosi i complimenti, ma anche gli avvertimenti affinché sia salvaguardata e protetta questa natura lussureggiante eppure sempre in pericolo.

Tutto questo, purtroppo, non riesce a far dimenticare le attuali difficoltà del popolo colombiano che vede molto spesso frustrati i suoi sforzi per ciò che riguarda il livello di vita, il lavoro, la salute, la sicurezza, la cultura e lo svago a cui tutti hanno diritto. Culturalmente la Colombia era tra le nazioni più avanzate. Bogotà era definita l’Atene dell’America Latina per le sue Università e per le opportunità che offriva (non dimentichiamo il Premio Nobel per la letteratura Gabriel García Márquez). Attualmente, purtroppo, il servizio di istruzione media, anche se si sono fatti buoni passi, è ancora insufficiente soprattutto tra le fasce popolari e rurali.

Altra problematica ‘antica’ e mai risolta della Colombia è la questione agraria. La proprietà della terra in mano a pochi ha generato da sempre conflitti e sofferenze infinite a generazioni di colombiani. Essa è stata e continua ad essere il movente principale della presa delle armi da parte della guerriglia che dice di lottare per dare la terra “a chi la lavora”. Ma i grandi proprietari non sono stati a guardare e, per loro difesa, hanno creato dei gruppi paramilitari che si sono contraddistinti per crudeltà e ferocia, infliggendo anche loro infinite sofferenze alla nazione, soprattutto alla popolazione contadina. 

Altro fenomeno che rende difficile la vita dei colombiani è la violenza diffusa, quotidiana, nelle strade e tra le case della gente. Violenza spiegabile, anche se non giustificata, dall’attuale contesto della società colombiana che ha accelerato la sua sete di benessere a tutti i costi, soprattutto tra i giovani, accentuando ancora di più le differenze e disuguaglianze sociali e di reddito.

Con alcuni gruppi della guerriglia e di paramilitari, alcuni anni fa, si è riuscito a firmare la “pace” ma non tutti hanno seguito questo processo. Gruppi armati controllano ancora interi territori e per autofinanziarsi si sono fatti padroni del traffico della cocaina, che è fonte di ingenti guadagni illeciti, costringendo molti contadini alla coltivazione illegale di coca. Gli scontri tra questi diversi gruppi obbligano tantissime famiglie ad abbandonare le proprie case e le poche cose che possiedono. La Colombia è tra le nazioni con il numero più alto di sfollati interni. 

La firma della pace, che tante speranze aveva suscitato in tutti i colombiani, dopo decenni di violenza e di conflitti armati, è un sogno che ancora non si è fatto realtà. Gli ultimi attentati sono la dimostrazione di una politica incapace di gestire gli interessi in gioco. Manca una seria implicazione accompagnata da rigore morale, per raggiungere l’impegno di una nazione finalmente ‘libera’ di sfruttare, a pieno titolo, le immense risorse materiali, culturali e umane di cui dispone e a cui ha diritto.



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