La memoria missionaria
Il Superiore generale dei Saveriani, p. Fernando Garcia, ha celebrato la Messa al termine della settimana dedicata alla Madonna del Soccorso a Poggio San Marcello, domenica 11 maggio. Ecco la sua omelia.
Per noi Saveriani è una grande gioia celebrare oggi con voi, comunità parrocchiale di Poggio San Marcello, l’Eucaristia nella Domenica del Buon Pastore. In questo giorno, la nostra gioia è triplice: celebriamo la festa della nostra amata patrona, la Vergine Maria, e commemoriamo l’arrivo in questo paese, cento anni or sono, della comunità dei Saveriani. Una comunità missionaria che, nel corso del tempo, si è arricchita di un prezioso gruppo di Saveriani e delle Missionarie di Maria-Saveriane originari di questa regione.
Eleviamo il nostro ringraziamento al Signore per il dono della vita di ciascuno di loro, spesa al servizio della missione che Gesù Cristo ha affidato alla Chiesa: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16,15). Alcuni di questi nostri fratelli e sorelle ci hanno già preceduto nella patria celeste, altri sono presenti nei diversi Paesi in cui operiamo, testimoniando con la loro vita l’amore del Signore per tutti i popoli.
Gesù si presenta ai suoi discepoli con un’immagine carica di tenerezza e di cura: “lo sono il buon pastore”. Ci troviamo nel capitolo 10 del Vangelo secondo san Giovanni, dedicato a sviluppare questo tema. Inizia con una parabola incisiva, seguita dalla sua spiegazione e dalla sua applicazione concreta alla vita. Come definisce Gesù il buon pastore? Quali sono le caratteristiche che lo distinguono? Egli dice: il buon pastore conosce le sue pecore per nome, cammina davanti guidandole, è pronto a dare la vita per le sue pecore, senza alcuna costrizione; dona loro la vita eterna, promettendo che non andranno mai in rovina e che nessuno le potrà strappare dalla sua mano; e aggiunge di avere anche altre pecore che non appartengono a questo recinto.
Le pecore, in senso lato, rappresentano l’intera umanità e, in modo particolare, la comunità dei suoi discepoli, cioè la Chiesa. Quali sono gli atteggiamenti di questi discepoli, che formano la prima comunità cristiana, indicati da Gesù? “Le mie pecore ascoltano la mia voce e mi seguono”. Ascoltare e seguire. Dio conosce ogni sua creatura e la conosce amandola. Ogni essere umano è prezioso agli occhi di Dio (cfr. Isaia 43,4). Dio conosce ogni uomo e ogni donna per nome.
È questa consapevolezza che segna l’inizio del cammino del credente: quando mi rendo conto che Dio è parte integrante della mia vita, che la sua presenza amorevole mi precede e mi accompagna costantemente, che non mi ha lasciato solo e non mi lascerà mai, che Dio è il principale alleato nel mio esistere. “Signore, tu mi scruti e mi conosci; mi siedo o mi alzo e tu lo sai. Da lontano conosci i miei progetti: ti accorgi se cammino o se mi fermo, ti è noto ogni mio passo. Non ho ancora aperto bocca e già sai, o Signore, quel che voglio dire... Tu mi hai plasmato il cuore, mi hai tessuto nel grembo di mia madre... Non ero ancora nato e già mi vedevi... Stupenda per me la tua conoscenza, è al di là di ogni mia comprensione” (Sal 139).
È una conoscenza che si manifesta come una voce che risuona nel cuore di chi si pone in un atteggiamento di ascolto attento e disponibile. C’è un’accoglienza gioiosa di questa voce. È una voce che porta bene, che infonde serenità, pace, forza interiore, che invita a compiere il bene... È una voce che fa nascere nel cuore del credente il desiderio di seguirla, di camminare dietro di essa, di rimanervi fedele. “Le mie pecore ascoltano la mia voce: io le conosco ed esse mi seguono”. È questo il cammino del discepolo cristiano, che segue il suo Maestro, Gesù Cristo.
E Gesù aggiunge una prospettiva universale: “Ho anche altre pecore, che non sono in questo recinto; anche quelle io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore”. Ma è possibile rimanere inerti, seduti, dopo aver scoperto il tesoro inestimabile dell’amore di Dio nella propria vita? Paolo e Barnaba annunciano questa Buona Notizia ad Antiochia, rivolgendosi inizialmente agli Ebrei. Tuttavia, si rendono conto della loro scarsa disponibilità ad accoglierla, anzi, si trovano di fronte alla persecuzione. Allora, con coraggio, affermano: “Era necessario che la parola di Dio fosse annunziata prima di tutto a voi; ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco, noi ci rivolgiamo ai pagani” (At 13,46). Così fecero. Ed ebbe inizio l’espansione missionaria della Chiesa al di fuori del popolo ebraico, un’espansione missionaria grazie alla quale oggi noi siamo cristiani. Grazie all’audacia e alla forza interiore dei primi discepoli cristiani, la Buona Notizia dell’amore di Dio per l'intera umanità iniziò a diffondersi nel mondo.
Oggi, in questa celebrazione eucaristica, rendiamo grazie a Dio per l’arrivo, cento anni fa, dei Saveriani nelle Marche, concretamente qui a Poggio San Marcello. I Saveriani e le Missionarie di Maria hanno nella Chiesa il carisma specifico di annunciare il Vangelo di Gesù a coloro che ancora non lo conoscono. Se osserviamo il mondo in cui viviamo, ci rendiamo conto dell’immensità dell’opera missionaria: miliardi e miliardi di persone che non conoscono ancora chi sia Gesù Cristo, non perché rifiutino di accoglierlo, ma perché nessun discepolo del Signore fino ad ora ha portato loro questo annuncio.
Il ricordo dei confratelli e delle sorelle saveriane originari di Poggio San Marcello e delle Marche, che hanno donato la loro vita per la missione, così come di coloro che oggi continuano a farlo con dedizione, sia per noi una luce che illumina il cammino della nostra vita. Non dimentichiamo la memoria missionaria! “Sia da tutti conosciuto ed amato nostro Signore Gesù Cristo!” (G.M. Conforti).








