Quei week-end saveriani
Il primo ad invitarci fu un ragazzo del nostro oratorio, era un po’ più grande di noi, ma già punto di riferimento in fatto di serietà e spiritualità, unite a una discreta dose di follia. Si chiamava Matteo Rebecchi.
Era la fine degli anni ‘80 e ci disse che si trattava di un gruppo di giovani che si trovavano un fine settimana al mese a Cremona presso la casa dei Saveriani. Posso dire che per la mia vita è stato molto di più di un ritrovo mensile fra ragazzi. Da Pizzighettone eravamo una decina a recarci ogni mese in città, criticati da qualcuno che sosteneva che i giovani dell’oratorio dovessero spendere tempo ed energie solo in parrocchia. In realtà, gli anni passati in quel gruppo, accanto all’impegno in parrocchia che non diminuì, furono una ricchezza per noi, per le nostre famiglie e per la Comunità.
Il gruppo “dai Saveriani” era guidato da p. Luciano Bicego, uomo accogliente, attento ed innamorato della Parola di Dio. Ci insegnò che anche solo una piccola frase del Vangelo, se ricordata e meditata durante il mese, poteva rendere la Parola concreta, vissuta nel quotidiano e condivisa fra noi. Raccontare ed ascoltare dalla voce degli amici come la Parola diventasse vita, attraverso gesti piccoli e quasi insignificanti, ci ha educato all’amore verso gli altri, che è il succo del Vangelo.
Padre Luciano curava ogni dettaglio degli incontri: dalla bellezza del saloncino, ai canti, all’ascolto di ognuno. Tante le esperienze vissute “fuori” dalle mura della Casa: visite a famiglie straniere e migranti, testimonianze in varie parrocchie della diocesi, incontri aperti a nuovi giovani…
Tantissimi anche i missionari e le missionarie invitati a darci la loro testimonianza della bellezza di annunciare Gesù in tutto il mondo. Ho conosciuto lì p. Carlo Uccelli ed Emma, poi seguiti a Piombino dove ho trascorso anni importantissimi per la mia vita umana e cristiana.
Non lo era ufficialmente, ma di fatto si è trattato di un gruppo vocazionale: siamo diventati grandi, adulti nella fede, persone capaci di scelte. Qualcuno ha scoperto la vocazione da consacrato/a (tra cui p. Matteo); tanti hanno trovato la persona con cui formare una famiglia; tutti, ne sono convinta, non hanno smesso, anche una volta conclusa l’esperienza, di coltivare nella vita di tutti i giorni il seme dell’accoglienza, dell’apertura all’altro, dell’impegno per un mondo solidale e unito.








