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Se pensiamo che un libro non serva a niente ci si sbaglia perché costituisce una pietra miliare nel cammino umano. Un libro, infatti può recuperare una persona e lo fa accarezzando le emozioni, raccontando una storia o immergendo il lettore e la lettrice all’interno delle storie altrui.

Il libro “La Bambina e il suo coraggio-Storia vera di abusi e vittorie” di Maria Grazia Bova, presentato presso l’Oratorio “Don Bosco” di Gallico, realizzato grazie anche al supporto di forze che si occupano della difesa di persone fragili e in modo particolare dei bambini, è stata un’importante occasione di riflessione e confronto sul problema della pedofilia. L’idea editoriale, realizzata nell’ambito del progetto Lumina, finanziato dalla Regione Calabria, ha posto l’attenzione su due aspetti problematici della nostra epoca: la mancanza di rispetto della persona e lo scarso ascolto degli altri.

Progetto che ha aiutato la sua autrice ad uscire da una storia di sofferenza vissuta dapprima in modo inconsapevole e poi, nel tempo, a prendere coscienza del trauma che covava in lei. Con coraggiosa serenità, ha raccontato di sé, diventando la protagonista del racconto e rivestendo i panni di un’eroina per il suo spirito combattivo. La bambina, come ogni eroe che si rispetti, è riuscita, grazie alla sua forza innata e al sostegno dell’amore delle persone a lei vicine, a vincere la sua fragilità causata dai molti mostri che hanno turbato la sua infanzia e l’adolescenza ostacolando il suo cammino di vita.

L’autrice, oggi felicemente sposata e madre di una bambina, con il suo piccolo, ma intenso volume ha affidato alla magia del racconto il personale messaggio di lotta, fiducia e volontà di riuscita di un essere che si stava aprendo al mondo e che ha dovuto subire “il più turpe fra i crimini contro l’umanità”, come scrive nella prefazione, il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria e presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, Antonio Marziale.

Gli interventi degli ospiti, presentando l’abuso dal punto di vista giuridico, medico e sociale, hanno sottolineato il ruolo insostituibile dello Stato, della scuola e della famiglia sul piano educativo e in difesa dei bambini e, purtroppo, anche le carenze. È emerso altresì quanto importante sia la condivisione di metodi, obiettivi, strumenti e la scelta di comportamenti che, contrastando indifferenza, preconcetti e chiusure sociali, dovrebbero essere ispirati dalla parola felicità per sostenere la lotta agli abusi. È emersa anche una pecca sociale grave nell’insufficiente attenzione che si presta nell’interpretazione e nella testimonianza di alcuni valori.

L’autrice ha sottolineato il bisogno di sentirsi amati. Per lei, l’Amore deve essere declinato in tutte le sue accezioni perché se si comunica amore, nessuno potrà mai cadere in modo volontario nell’errore. Se nella famiglia si testimonia con gesti concreti e continui, la grandezza dell’amore, del rispetto, il/la bambino/a cresce formandosi un animo gentile, in caso contrario si abitua al degrado. 
E una terza parola sta alla base di ogni positiva relazione, l’ascolto, quando supera la semplice accezione del sentire per inoltrarsi nella dimensione dell’attenzione, della comprensione, del dialogo e della riflessione per poter essere di aiuto a chi è nella difficoltà.

rc libroInvece, viviamo un tempo in cui l’ascolto sembra perdere sempre più terreno nei confronti del parlare in modo autoreferenziale, dove l’altro diventa un partner passivo, dove le parole scivolano senza produrre buoni frutti e dove il proprio interesse e il desiderio di potenza sembrano i principali validi obiettivi per i quali vivere. E un qualsiasi incontro corre il rischio di trasformarsi in uno scontro a qualunque livello, ci incute paura, ci rende insicuri, sfiduciati nel futuro, condiziona le nostre scelte e quel che è più grave ipoteca un domani di pace per le generazioni future.

Bisognerebbe dare maggiore risonanza alla Giornata Mondiale dell’Ascolto, che si festeggia ogni anno il 18 luglio, affinché questo atteggiamento sia interpretato come il primo passo per divenire modelli positivi e garantire la crescita di una vita personale e sociale equilibrata e umana e non contribuire a costruire mostri irresponsabili che giocano con la vita degli innocenti.



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