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Se da una parte si fa tanto baccano per nutrire la paura nei confronti delle invasioni di tanti extra-comunitari, in particolare dal Nord-Africa, dall'altra la chiesa cerca di nutrire la conoscenza e l'incontro nei confronti di tutte quelle persone che, per motivi diversi, hanno lasciato il loro Paese.

Anche la chiesa di Taranto che, con le sue coste e il suo porto, è luogo di scambio e di incontro tra genti diverse, ha contribuito dando vita alla festa dei popoli; una manifestazione che è arrivata alla settima edizione. Oltre alle comunità ecclesiali, ha coinvolto anche coloro che hanno riflettuto e presentato dei lavori sul tema di quest'anno: "Pace nel Mediterraneo e nel mondo".

Il vangelo poliglotta!

È stato un incontro di festa tra persone di culture, lingue e provenienze diverse, che hanno avuto occasione di vedersi, di conoscersi, di offrire qualcosa di se stessi e del loro modo di vivere. È stata anche un'occasione offerta all'intera città per un incontro che andasse oltre il semplice rapporto di lavoro che spesso si instaura con i migranti. È proprio questo il significato che la Migrantes, l'organismo ecclesiale motore della festa, ha voluto dare alle rassegne folcloristiche, gastronomiche e culturali in programma.

La giornata è iniziata con la Messa in concattedrale, gremita di persone originarie di tanti Paesi del mondo. Le comunità più numerose sono quelle di Romania, Polonia, Ucraina, Moldavia, Russia, Albania, Bulgaria, Sri Lanka, Filippine, Nigeria, Senegal, Eritrea, Congo, Marocco e America latina. Per permettere a tutti di partecipare, la Parola di Dio è stata proclamata in lingue diverse; ad essa hanno fatto eco, sempre negli idiomi più insoliti, le preghiere e i canti in una "babele" dove nessuno si sentiva straniero.

Musiche, danze e piatti tipici

Dopo la Messa, la festa è proseguita nel grande piazzale della chiesa. Le comunità delle diverse nazionalità, italiana compresa, hanno preparato e animato i diversi stand, arricchendoli con i simboli e i colori tipici dei vari Paesi. Uomini, donne e bambini si sono esibiti in balli, musiche e danze, cercando di coinvolgere tutti i partecipanti.

Mentre si ascoltava la musica, si potevano degustare i piatti tipici delle cucine nazionali. Solo così, con la conoscenza, cresce la stima e il rispetto reciproco e lo "sconosciuto" diventa amico e fratello.

Alla realizzazione della festa hanno contribuito tante realtà: i saveriani, la Consolata, l'ufficio missionario, la Caritas, l'ufficio scuola e tante associazioni.

Insieme, si lavora per portare avanti la tessitura di questa rete di fraternità.



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