La Direzione Generale in visita all'Amazzonia
La visita si è svolta così: incontro con le comunità e i singoli confratelli nelle loro residenze, riunioni di zona, partecipazione ad alcune riunioni di consiglio e partecipazione all’assemblea generale. I 40 giorni della visita non sono stati troppi per tutto questo, se si tiene presente il tempo impiegato per i viaggi in questo vasto spazio amazzonico. La presenza saveriana nel Parà si concretizza in tre diocesi: Belem, Abaetetuba e la prelazia dello Xingu. Sono tre ambienti molto diversi, virilmente, ecclesialmente e saverianamente.
L’arcidiocesi di Belem, ha i problemi tipici delle grandi città: crescita tumultuosa e disordinata; carenza di strutture e servizi essenziali; sradicamento della gente dai legami sociali dei luoghi di provenienza e, quindi difficoltà di identità, di relazione e di aggregazione; necessità di affrontare problemi di sopravvivenza o di conquista di spazi e strumenti vitali che innalza spesso il tasso di violenza. Qui i Saveriani sono presenti con alcuni servizi alle comunità cristiane (immense e complesse), con la Casa regionale, il Centro di animazione missionaria e formazione di Ananindeua e con un'équipe impegnata nella promozione di "Giustizia e Pace".
Con la diocesi di Abaetetuba abbiamo un rapporto speciale, dato che in essa è cominciata la presenza saveriana nell'Amazzonia, vi abbiamo avuto due vescovi saveriani, e ancor oggi i Saveriani sono la forza pastorale numericamente più consistente della diocesi. Si tratta di un contesto rurale e di prima industrializzazione (specie per il legname, l'alluminio e alcuni prodotti alimentari).
A seconda dei posti, si hanno ancora presenze prevalentemente paranensi o miste (con molte provenienze da altri stati della Confederazione brasiliana). Si tratta di una popolazione abbastanza stabile e quindi la pastorale si trova impegnata con il lavoro di evangelizzazione e di formazione di quadri apostolici. Durante la visita, abbiamo avuto la sorte di partecipare alla celebrazione di introduzione del nuovo vescovo (un salesiano di 43 anni), tutti sperano che questo evento rafforzi il cammino della Chiesa locale che conta 6 sacerdoti diocesani, ma nessun’altra presenza oltre i Saveriani.
La Prelazia dello Xingu dà l’idea di un popolo e una Chiesa quasi allo stato nascente. Vastissima (quasi grande quanto l’Italia), con poca popolazione, con grandissima mobilità, ai confini di territori indios e alla frontiera di terre vergini, fa ricordare l’assalto al West, con tutto ciò che l’accompagna di avventura, coraggio, disordine, intraprendenza, violenza. Qui tredici nostri confratelli costituiscono il gruppo più consistente del presbiterio che conta ancora pochissimi diocesani, mentre anche i Missionari del Preziosissimo Sangue che l'hanno evangelizzata da decenni, sono ridotti ormai al lumicino.
In questa situazione, annuncio del Vangelo, formazione delle comunità cristiane e difesa dei singoli e delle famiglie dagli attacchi della natura e della malvagità umana, sono inseparabilmente uniti e costituiscono per noi una sfida difficile ed entusiasmante.
Durante la visita abbiamo avuto incontri fraterni e schietti con i vescovi che sono molto contenti del lavoro dei nostri e ringraziano molto. Essi probabilmente a causa del grande bisogno che hanno di forze apostoliche, lasciano fare molto e sono avari di indicazioni e poco propensi ad una coordinazione che pure sembrerebbe utile. Ovviamente abbiamo avuto vari incontri con il Consiglio Regionale Saveriano, che si trova nel difficile compito di seguire contesti così diversi e spesso stressanti, e con confratelli esposti, apostolicamente, religiosamente, umanamente.
La Chiesa del Brasile, e con lei i Saveriani, si trova in un momento di transizione dal punto di vista di "ricerca della direzione". Se da un punto di vista sociale i problemi sono ancora gravi (addirittura più gravi che in passato per vasti strati della popolazione), dal punto di vista culturale si nota un ripensamento su quasi tutti i punti nodali della vita. Ne è segno chiaro la rilettura che si sta facendo dei grandi temi della fede, della religione, della cultura e della società e le profonde relazioni che si stanno scoprendo tra di loro; tutto fa credere che questo momento di "crisi", difficile come una gestazione, porterà certamente frutti preziosi nei prossimi anni.
Una menzione speciale merita l'Assemblea che si è svolta ad Abaetetuba per un'intera settimana. Come è tradizione, assolutamente tutti i Saveriani presenti in Amazzonia partecipano a questo tipo di raduni e, ciò che fa più meraviglia, con un livello di impegno e coinvolgimento straordinari. Si è avuto la felice idea di utilizzare buona parte della domenica come momento di uscita comunitaria, così che insieme si è potuto ammirare e godere della bellezza dei fiumi e della spiaggia e gustare la bontà e semplicità dello "churasco" (carne ai ferri) preparato dai confratelli.
Anche l'ambiente che ci ha ospitato (il Centro di Formazione cristiana del Laranjal, alla periferia di Abaetetuba) così pieno di verde, silenzioso e indisturbato, ha contribuito al clima di riposo e di lavoro, proprio di questo tipo di riunioni. La partecipazione di tutti, secondo i turni, al servizio della comunità, ha espresso l'amore e la fraternità che vogliono caratterizzare la nostra famiglia. La riflessione ha cercato di offrire spunti sulla situazione culturale che stiamo vivendo in rapporto al nostro modo di vivere la fede e la vocazione missionaria e ha cercato di mostrare quindi la necessità di una riappropriazione personale e comunitaria della fede e della vocazione come condizione per un apostolato autentico ed efficace. Lo scambio e la discussione seguiti alla presentazione hanno fatto intravedere l'ampiezza delle ripercussioni che questa evoluzione sta avendo e l'opportunità dell'approfondimento per poter tradurre in atto quegli ideali che ormai sono pacifici a livello teorico, ma che sono abbastanza problematici a livello pratico.







