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Nel mese dedicato alla Madonna, mi piace ricordare alcune caratteristiche della devozione mariana in Sardegna. La venerazione per la Vergine Maria è stata diffusa e conservata con i canti e le preghiere delle novene nelle ricorrenze delle feste mariane e nei santuari a lei dedicati.

I poemi religiosi, cantati nelle processioni e dopo le celebrazioni, cioè i "gosos" mariani, sottolineano la regalità della Madonna, dispensatrice di grazie, e ricordano ai fedeli la sua glorificazione divina. I canti religiosi sardi hanno origine nella catechesi dei gesuiti, sotto forma di preghiera cantata, affinché si potesse tenere a mente più facilmente. Tradotti in sardo, sono stati diffusi dalle confraternite mariane in diverse versioni, come ad esempio il "Deus te salvet Maria" e il "Deus te salvet Reina".

Assunzione o "dormizione"

La festa dell'Assunzione, o Dormitio della beata Maria Vergine, è la più antica tra le feste della Madonna. L'antico termine "Dormizione" si riferisce alla conclusione della vita terrena di Maria. Molto probabilmente nasce dal racconto della risurrezione della figlioletta di Giairo. Gesù rassicura la gente dicendo che "la bambina non è morta ma dorme".

Il culto della Dormitio della beata Maria Vergine arriva nell'isola con i bizantini, dopo il crollo dell'impero romano, quando la Sardegna passa sotto il controllo di Costantinopoli. Questo influsso bizantino spiega il fatto che la Vergine venga rappresentata dormiente, su una lettiga, come vediamo in molte chiese sarde, e non trionfante, come è invece tradizione della chiesa romana.

Liberatrice e guida degli schiavi

In Sardegna ritroviamo la devozione alla Madonna protettrice degli schiavi o liberatrice dalla schiavitù sotto vari titoli, come "Madonna del rimedio", "Madonna d'Itria". Ciò è dipeso dalla pirateria dei saraceni che ha funestato il Mediterraneo per secoli. L'invocazione di Maria nella prigionia è stata diffusa dall'ordine dei trinitari e dei mercedari per la liberazione degli schiavi.

Nell'isola è diffusa anche la devozione alla Madonna d'Itria, onorata soprattutto con l'iconografia statuaria. Il nome, di origine greca, significa "Colei che indica la via". Nell'icona, Maria indica Gesù con la mano, ed è anche simbolo dell'opera caritativa dei monaci di Costantinopoli che accompagnavano i non vedenti per la strada.

Nella tradizione sarda la Vergine tiene il Bambino in braccio mentre tende la mano a uno schiavo; alla sua sinistra c'è un turco con una spada sguainata. Questa rappresentazione ricorda il miracolo per un giovane fatto schiavo da un turco che espresse alla Madonna d'Itria il desiderio di tornare in patria in occasione della sua festa.

L'isola di Carloforte

Se dall'Oriente cristiano-bizantino viene la tradizione mariana imperiale della regalità, rappresentata nei mosaici, e la venerazione mariana dei monaci per la protezione celeste dei fedeli nelle avversità della vita, la devozione popolare sviluppata dagli ordini religiosi si riassume nelle litanie lauretane che invocano Maria come Madre, Vergine e Regina.

La devozione della Madonna dello schiavo è legata all'isola di Carloforte, ma è arrivata anche in Liguria da dove venivano i tabarchini. Nella notte tra il 2 e 3 settembre 1798, un'incursione barbaresca nell'isola di San Pietro rende 823 carlofortini schiavi a Tunisi. Il 15 novembre 1800, il giovane schiavo Nicola Moretto vicino alla spiaggia di Nabeul ritrova il simulacro della Madonna e lo porta a Tunisi al sacerdote don Nicolò Segni, anch'egli schiavo carolino.

Gli sventurati carlofortini, ogni giorno, si riunivano intorno alla Vergine, invocando la libertà, che viene loro concessa nel 1803. Tornando a casa, gli schiavi portano il simulacro miracoloso venerato come "Madonna dello schiavo" e costruiscono il santuario, dove la Madonna riceve la devozione dei carlofortini.



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