Santi per amore della Cina
Proclamati santi dal Papa 120 martiri cinesi
Domenica 1° ottobre Papa Wojtyla ha proclamato i primi santi cinesi: 120 martiri. Diciassette di loro diedero la suprema testimonianza della fedeltà a Cristo nella seconda metà del XIX secolo, mentre gli altri sacrificarono la vita durante la persecuzione dei Boxer all’inizio del 1900. Si tratta in maggioranza di cittadini cinesi, laici; solo una trentina i missionari e le suore. Due dei "martiri" erano bambini di 9 e 11 anni.
Abbiamo chiesto a p. Marcello Zago, Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il significato più profondo di queste canonizzazioni e che riflessi potrà avere questa iniziativa del Pontefice nei rapporti tra Roma e la Cina comunista.
"Negli atteggiamenti di questi giorni credo sia necessario distinguere tra i cinesi e il governo della Repubblica popolare. Se Pechino ha reagito nel modo che sappiamo è perché molti dei martiri morirono per mano dei Boxer, che i comunisti hanno sempre considerato come dei precursori. Ma l’atteggiamento dei cristiani cinesi è ben diverso.
Sono stati molti, anche nella cosiddetta Chiesa "ufficiale", a partecipare spiritualmente a quel momento. Perché i martiri richiamano a ciò che la Chiesa è, mostrano che cosa significhi seguire Cristo fino al punto di dare la vita. E intorno a questo non possiamo che essere uniti. Io penso che tra i cattolici cinesi ci sia un profondo desiderio di unità.
Lo stesso documento ufficiale dell’Associazione patriottica, pur contestando duramente i tempi di questa canonizzazione, si conclude chiedendo a questi santi di intercedere per la Chiesa. Il che testimonia come siano figure venerate da tutti in Cina".
Che cosa possono dire ai cristiani degli altri continenti i 120 martiri cinesi?
"Che la fede è qualcosa che può essere proposta e vissuta in ogni tempo e in ogni situazione. In questo gruppo di martiri ci sono insieme missionari e cinesi. Tra i laici troviamo capi famiglia, donne, anziani, bambini. È bello vedere come la fede abbia creato tra loro unità: sono morti insieme sacerdoti venuti da lontano, cinesi di lunga tradizione cristiana, fedeli di recentissima conversione. Tutti accomunati dalla fede al Vangelo e alla Chiesa. Ma anche dall’amore per la Cina".
I nuovi santi cinesi ci dicono che l’Asia per i cristiani è il continente del terzo Millennio?
"Penso proprio di sì. Non dimentichiamo, però, che i cinesi non sono più solo in Asia. Ci sono anche le Comunità della diaspora, che in tutti i Paesi dove si sono insediate sono diventate una presenza significativa dal punto di vista economico e culturale.
I martiri sono un elemento coagulante anche all’interno di questo mondo, verso cui la Chiesa guarda con grande attenzione".








