Un'utopia o una buona idea? Progetto, diocesi di Como
Nella diocesi di Como si è costituita "la comunità di san Rocco", presso la parrocchia omonima, della quale fanno parte don Stefano Bianchi, direttore dell'ufficio missionario, don Andrea Della Monica, amministratore parrocchiale, don Roberto Malgesini del servizio Caritas, e il diacono don Mario Cairoli.
Il vescovo mons. Diego Coletti, che ha visitato ultimamente anche le missioni saveriane in Bangladesh, vuole realizzare una comunità missionaria mista, di sacerdoti e laici, con alcuni compiti specifici: animazione missionaria nella diocesi; essere punto di riferimento dei missionari sacerdoti e laici al loro rientro dalle missioni; formazione dei laici che desiderano prestare servizio in missione e, in particolare, una formazione alla vita comunitaria.
Per iniziare il progetto, il vescovo e i suoi collaboratori pensano di sospendere fino a giugno del 2010 ogni partenza di missionari fidei donum e l'apertura di nuove missioni. Per l'anno in corso, sono stati proposti incontri di formazione con un programma dettagliato, che offre tempi di preghiera in stile missionario. È stato consigliato di favorire i ritiri spirituali, le liturgie adatte agli extracomunitari e di preparare équipes pronte a partire per le missioni.
Belle intenzioni e difficoltà
Lunedì 16 marzo, all'incontro con la comunità saveriana, don Stefano ha esposto le finalità della nuova comunità, le attività e le difficoltà sorte fin dagli inizi della sua esistenza. Le intenzioni e le finalità sono tutte ottime!
Ma allo stesso don Stefano non è sfuggita una difficoltà: come può la parrocchia di san Rocco, già impegnata nell'assistenza ad anziani ed extracomunitari, con tempi e spazi limitati, diventare il centro della nuova comunità? A guidarla ci sono sacerdoti già occupati in attività che assorbono tutto il loro tempo; fanno fatica ad accogliere i missionari che rientrano dalle missioni e soprattutto a essere luogo di esperienze di vita comunitaria.
Cosa pensano i saveriani?
Terminata la sua spiegazione, don Stefano ha chiesto ai missionari un loro parere. A parte l'idea del progetto, giudicata buona, sono emerse alcune difficoltà oggettive. Già da decenni, infatti, le congregazioni missionarie hanno cercato di sperimentare nuove vie di apostolato, per adeguarsi alle esigenze della "missione oggi".
I saveriani di Tavernerio hanno fatto presente che l'invio in missione richiede una formazione adeguata, che la missione risponde a un mandato di Cristo, e non è soltanto una collaborazione umanitaria che tutti possono attuare. Inoltre, la vita comunitaria esige una libera scelta, una disponibilità a limitare i propri spazi, a dipendere dagli altri... Inoltre, sacerdoti e laici insieme nella stessa casa può essere una cosa bella, ma le esperienze già fatte in questo senso non sempre hanno dato esiti positivi.
Disposti a collaborare
Oltre alla difficoltà delle lingue da imparare e l'esigenza di un salario adeguato, c'è da riflettere anche sulla preparazione apostolica dei laici missionari, affinché siano preparati a svolgere attività professionali e pastorali in ambiti e con metodi e mezzi ben diversi da quelli praticati in Italia.
Si è suggerito di ricorrere ad alcuni organismi già esistenti per la formazione dei laici in partenza per le missioni, come a Verona e a Piombino. Nella diocesi di Como ci sono due istituti esclusivamente missionari: perché non coinvolgerli maggiormente nel progetto?
Per concludere, la comunità dei saveriani di Tavernerio ha giudicato valido il progetto, anche se un po' utopico nella pratica, esprimendo comunque la sua disponibilità a collaborare.








