La collaborazione con p. Mombelli
Dopo la stagione missionaria in Brasile, ritornando in Italia nella mia diocesi di Cremona, il vescovo, nelle cui mani e alla cui disposizione mi sono affidato, mi ha chiesto di collaborare all'Unità Pastorale di San Giovanni in Croce. Fu l'occasione per ritrovare ancora i saveriani.
La mia storia missionaria personale non è nata con i saveriani di Parma, ma dall'Enciclica di Papa Pio XII "Fidei donum" del 21 aprile 1957, che ha aperto la via missionaria anche ai presbiteri diocesani, non appartenenti a una congregazione religiosa. Però, passando ora al secondo dei due momenti di questa mia storia, ancora i saveriani vi entrarono inaspettatamente e marcatamente.
Negli anni '80, quando mi trovavo nella missione della diocesi di Guarabira, nella Parrocchia di Bananeiras, ricevo una visita inaspettata. Viene a trovarmi p. Savino Mombelli, chiedendomi, anche a nome dell'arcivescovo di Belèm, in piena regione amazzonica, di collaborare con lui nel movimento San Cristoforo, creato per la formazione missionaria.
Così, all'inizio del 1990, passai a Belèm. Dopo un anno di convivenza con p. Savino nella sua parrocchia e favela e riflettendo sulla situazione, in accordo con lui e l'arcivescovo di Belèm, abbiamo pensato che fosse più conveniente riformulare il Movimento con altri gruppi di ragazzi, in altre periferie. L'arcivescovo mi indica subito come punto iniziale di riferimento una piccola cappella dedicata a Santa Edwiges, con la finalità di elevarla in seguito a nuova parrocchia. Lì, dopo una serie di peripezie, abbiamo costruito una casa grazie a p. Savino che, di ritorno dall’Italia, abbiamo ospitato per qualche tempo insieme ad alcuni ragazzi del Movimento.
Continuerò sempre a provare molta gratitudine per p. Savino Mombelli, che mi ha dato la possibilità di tornare, quasi alla fine della mia storia brasiliana, nell'antica regione amazzonica, vivendo con maggiore entusiasmo lo spirito missionario con il suo esempio di saveriano.







