La carica dei mille e dei cento, Successo per la mostra “Giocafricando”
Novembre è stato un mese strano per la casa saveriana di Alzano. Non so da quanti anni non avveniva una "invasione" pacifica di questo genere. Forse è la prima volta, da quando c'è la nuova casa, in via Ponchielli. Vi domanderete cosa mai sia successo.
Per quindici giorni sono passati da noi un migliaio tra bambini e ragazzi e più di un centinaio di adulti. I saveriani, infatti, insieme alla cooperativa educativa "Cerchio di gesso", hanno allestito una mostra di giocattoli africani dal titolo "Giocafricando".
Una finestra sull'Africa
L'obiettivo è stato raggiunto: mettere in contatto i nostri bambini e ragazzi con i loro coetanei africani, attraverso la visione dei giocattoli. In più, i nostri piccoli visitatori hanno potuto vivere un'esperienza particolare: divertirsi a costruire giocattoli con oggetti che normalmente la nostra società scarta e butta via. In questo modo, hanno imitato i bambini africani che, per giocare, sono "costretti" a fabbricarsi con le loro mani gi strumenti del divertimento.
Così, grazie ai giocattoli fatti con foglie di banano, piccoli legni lavorati, pezzi di lattine trasformate in macchinine, fili di ferro diventati piccoli aeroplani... si è aperto un mondo a loro sconosciuto, si è spalancata una finestra sull'Africa, attraverso la quale i nostri ragazzi sono venuti a contatto con una realtà nuova, interessante, ma anche problematica. Sono riusciti a capire che dietro quei giocattoli "primitivi" ci sono bambini come loro, che come loro vogliono giocare, ma che spesso sono costretti solamente a sognare, a causa di una vita difficile, fatta di realtà tragiche: la guerra, la fame, l'abbandono.
Divertirsi con poco si può
È stato bello vedere i ragazzi che s'interessavano, toccavano e soprattutto creavano i loro giocattoli semplici, ma divertenti. Gustavano il fatto di averlo costruito loro, con oggetti di scarto, come tappi di sughero, pezzi di stoffa, ritagli di giornale. Un altro aspetto interessante: vari bambini, nel fine settimana, sono tornati alla mostra con i genitori e i nonni, a dimostrazione che l'esperienza era stata davvero entusiasmante.
Con gli organizzatori e con gli educatori che hanno seguito i ragazzi, abbiamo fatto una riflessione: è ancora vero che i bambini si divertono con poco. Nonostante la televisione, i video giochi e internet, sanno ancora ascoltare, attenti e a bocca aperta, una fiaba africana raccontata da un adulto.
Ci siamo chiesti: non sarà tutta colpa degli adulti che, condizionati dal consumismo, propinano ai piccoli tante cose, solo per soddisfare i loro capricci e farli star zitti, invece di impiegare il tempo a insegnare, raccontare, giocare con loro?
Una speranza per il domani
"Giocafricando" non è stata solamente una bella esperienza didattica, ma anche un confronto con realtà che bambini e adulti non conoscevano, con popoli diversi per cultura, lingua, colore della pelle, ma uguali a noi. Il giocattolo è stato lo strumento per farci capire che anche loro, come noi, giocano, sognano, costruiscono. Insomma, siamo tutti esseri umani.
Attraverso la mostra, si sono aperte anche le porte del mondo missionario. Molti visitatori non sapevano chi erano i missionari; non sapevano che ad Alzano c'è una casa dei saveriani. Non cerchiamo le cause di tale "dimenticanza". Ringraziamo solo il Signore per questa bella occasione d'incontro, con l'intenzione di cercarne altre in futuro.
Chissà che in qualche cuore un domani - frutto di questa scintilla - non nasca la voglia di diventare missionario. Io ci credo.








