L'opinione: Scienza senza coscienza?
Padre Simporè, missionario camilliano in Burkina Faso, è un esperto di genetica. Questi pensieri sono tratti da una sua intervista a Fides.
Nel campo della salute, le scienze e la medicina ci spingono di giorno in giorno sempre più verso nuove frontiere di conoscenze e tecnologie. Siamo consapevoli però che una scienza senza la coscienza è una rovina per l'umanità.
Basta aprire gli occhi verso Hiroshima e Nagasaki, Tchernobyl e Bhopal, o verso l'effetto serra...; pensare alle possibilità della clonazione umana o all'uso delle cellule staminali embrionali; considerare la mucca pazza, l'influenza suina, l'impatto dell'Aids nel mondo e altre patologie che erano state debellate, mentre oggi sono tornate a colpire con forza. Ci rendiamo conto che ciò che l'uomo fa in un piccolo angolo della terra potrebbe avere un impatto mondiale e quindi influire sul futuro dell'universo?
Gli ostacoli alla crescita di una nazione
Dice un proverbio africano: "È insensato chiudere gli occhi quando la casa del tuo vicino brucia", perché il fuoco arriva anche alla tua. Ai nostri giorni, nuove infezioni virali o le tradizionali tubercolosi e malaria, non sono più patologie isolate. Ovunque ci sono problemi di salute. Esistono aree del pianeta dove ogni giorno numerosi bambini e adulti, agricoltori e infermieri, operai e impiegati sono colpiti da patologie come tubercolosi, meningite, malaria... Spesso in queste zone non si trovano farmaci. Di conseguenza, anche dopo la guarigione, questi morbi possono lasciare handicap fisici o mentali.
Quanti Stati africani hanno oggi problemi per mantenere scuole elementari aperte, a causa di numerosi insegnanti morti in seguito all'infezione da Hiv! Quanti bambini si trovano nella miseria totale e senza futuro, perché i genitori hanno avuto un morbo che ha provocato un'infermità irreversibile? Molte nazioni povere sono aree di malattie endemiche invalidanti, che colpiscono senza discriminazione la popolazione attiva e frenano lo sviluppo economico, intellettuale, spirituale e umano.
Il ruolo del mondo occidentale
Davanti a tali situazioni, ci vuole una collaborazione sanitaria tra nord e sud, per debellare le grandi patologie. Ci vogliono progetti a breve termine, come la lotta tempestiva contro le malattie endemiche ed epidemiche nel sud, progetti di emergenza durante le calamità (guerre, catastrofi naturali, carestie); e ci vogliono progetti a lungo termine di lotta contro la povertà, nutrizione adeguata per i bambini denutriti, trasferimento tecnologico nord-sud con la formazione dei ricercatori del sud in Occidente, invio di dottorandi, ricercatori, professori in loco per insegnare le tecniche di ricerca e di sviluppo.
Le prospettive di collaborazione sanitaria sono poi legate alla volontà politica. Se un medico, un ricercatore, un tecnico o un infermiere vuole andare per un periodo in un paese del sud ad aiutare, e l'ospedale o la clinica dove lavora questo volontario non vuole pagargli lo stipendio, il volontario non si muoverà, starà dov'è. Una buona collaborazione sanitaria nord e sud richiede quindi una sinergia d'azione tra tutti i protagonisti.
Aids e case farmaceutiche
Numerose case farmaceutiche hanno investito cifre enormi finanziando ricerche sull'Aids e sui farmaci. Il loro scopo è ricavare benefici quando si scopre una molecola magica efficace che abbia effetto sull'Hiv. Certo, senza soldi non c'è ricerca e senza ricerca non ci sono nuovi farmaci. Ora, alcuni farmaci contro l'Aids sono stati trovati, fabbricati e accumulati nei magazzini per essere venduti.
La realtà è che più del 90% dei pazienti d'Aids nel mondo sono poveri. Anche se essi vendessero i loro campi da coltivare o le loro case che sono "baracche", il prezzo della terapia anti-retrovirale rimarrebbe sempre insostenibile per loro. Per questo, ci sono intere popolazioni decimate, villaggi fantasma, bambini orfani, neonati infetti che muoiono.
Possono le case farmaceutiche, senza l'appoggio della comunità internazionale, risolvere questo problema di solidarietà? Assolutamente no! Ci vorrebbe una nuova politica economica di consenso globale per non lasciare i poveri morire d'Aids, senza quei farmaci che sono ammassati altrove.








