Il problema: Retinoblastoma a Bukavu
Sono missionario nella regione del sud Kivu, nella repubblica democratica del Congo, da circa quaranta anni. Sono anche infermiere specializzato in malattie tropicali e lavoro in un modesto ambulatorio, prodigando assistenza sanitaria di base ai bambini dei quartieri poveri di Bukavu. Qui il tumore oculare definito "retinoblastoma", che colpisce quasi esclusivamente i bambini, spesso ancora piccoli, è particolarmente frequente. L'ho scoperto alcuni anni fa, quando mi sono capitati i primi casi.
Con grande rammarico, non essendoci in loco alcuna possibilità di cura efficace, non potevo far altro che assistere alla morte atroce dei piccoli pazienti, cercando unicamente di praticare qualche medicazione e alleviare per quanto possibile il dolore.
Troppo poveri per farsi curare
Non posso dimenticare quelle prime vittime innocenti della terribile malattia: Gisèle di due anni, colpita a tutti e due gli occhi, e Jean di tre anni, che languiva abbandonato in un angolo dell'ospedale: i genitori, troppo poveri, non avevano i soldi per farlo curare...
A giugno del 2006 è arrivata in ambulatorio Mariamu, una bimba di sei anni. La feci ricoverare all'ospedale, dove incontrò Timiza, un'altra bimba che presentava una recidiva dopo l'intervento chirurgico effettuato qualche mese prima. Alcune dosi di Adriblastina ridussero temporaneamente la massa tumorale, ma dopo alcuni mesi eravamo al punto di partenza.
Al secondo ricovero, i medici si dichiararono impotenti e consentirono che Mariamu e Timiza fossero sottoposte a una cura tradizionale del luogo, presentata come "efficace". Risultato: Timiza morì e Mariamu tornò a Bukavu ulteriormente indebolita. Fu allora che, in attesa dell'esito che sembrava ormai fatale, decisi di assistere Mariamu fino alla fine.
Fino a Kampala, in Uganda
Inaspettatamente, nel mese di marzo del 2008, arriva nel mio ambulatorio Ciza, una bambina affetta da retinoblastoma. Era stata operata e sottoposta a radio e chemio terapia nell'ospedale "Mulago" a Kampala, capitale dell'Uganda. Doveva tornare a Kampala per un controllo; ma mi sono subito reso conto che l'esito delle cure risultavano soddisfacenti.
Subito decido di inviare, assieme a lei, Mariamu e Atosha, un'altra bimba da poco arrivata con la stessa patologia. Purtroppo, al suo arrivo a Kampala, Atosha si aggrava e muore. Mariamu viene operata e sottoposta a radio e chemio terapia. A metà luglio abbiamo avuto la gioia di vederla di ritorno a Bukavu.
Nel corso del 2009, i casi di bambini affetti da retinoblastoma si sono moltiplicati. Posso raccontare il dramma di ogni bambino, ma mi limito a farne l'elenco: Bisimwa di 13 anni; Mapenzi di 7 anni; Delphin di 4 anni; Ivette, Murhula, Muhindo e Ansima di 3 anni; Marguerite, Magnifique, Nelly, Stéphanie, Furaha, Bukuze, Kabusubi tutti bambini di appena 2 anni. Quattordici casi in dieci mesi!
Cosa si può fare sul posto?
I costi elevati per l'invio e il ricovero all'ospedale "Mulago" di Kampala - sempre in aereo - mi hanno spinto a cercare una soluzione alternativa. Mi sono chiesto se non fosse possibile organizzare nelle nostre strutture sanitarie, qui sul posto, un servizio efficace di cura per i bambini affetti da retinoblastoma. Almeno per quanto riguarda l'intervento chirurgico e le cure chemio terapiche, riservando l'invio a Kampala dei pazienti unicamente per la radioterapia, dato che solo lì esistono apparecchiature adatte.
Ne ho parlato con il vescovo mons. Maroy e con la responsabile diocesana delle attività sanitarie, che hanno condiviso l'idea e sono disposti a favorirne la realizzazione. Dietro loro suggerimento ho contattato il dott. Marcel Changa, che è oftalmologo e attualmente direttore dell'ospedale di Bukavu. Mi ha assicurato di essere totalmente disposto a collaborare a questo progetto. Anch'egli sta documentando i casi che ha avuto in mano, in modo da metterli a disposizione per la ricerca sanitaria.
Attendiamo la collaborazione di esperti
Ora, mentre noi cerchiamo di fare tutto il possibile per questi nostri bambini, sia qui a Bukavu sia a Kampala, attendiamo la visita del prof. Antonio Giordano e della sua équipe, che venga a vedere di persona e a darci i consigli per le cure più adatte.
Il prof. Antonio Giordano, noto specialista e ricercatore italiano nel campo specifico del tumore oculare retinoblastoma, ha infatti richiesto una relazione su tutti i casi della zona di Bukavu e ha offerto la sua collaborazione. Ho perciò inviato tutta la documentazione in mio possesso, con la seguente richiesta:
"Caro dottore, questa mia lettera, integrata dalla documentazione fotografica, ha lo scopo di farle sapere quanto riteniamo prezioso il suo interessamento e quanto contiamo sulla sua collaborazione, unicamente per il bene di questi bambini. Venga a farci visita a Bukavu e saremo lieti di accoglierla con immensa gratitudine".








