L'icona della missione: Beati i poveri nello spirito
In Brasile, la Campagna della fraternità quest'anno lancia una sfida con le parole del Deuteronomio: "Scegli, dunque, la vita" (Dt 30,19). Per comprendere meglio questa sfida, interrogo l'evangelista Matteo: "Nella vostra comunità cristiana come avete compreso queste parole del Deuteronomio?". Immagino che risponda pressappoco così...
Come Mosè aveva parlato al popolo offrendo un cammino per la vita e la felicità, così ho lanciato un invito alla nostra comunità: ascoltare le parole che Gesù ha pronunciato per indicarci il suo cammino che conduce alla vita. Sono scritte nel famoso "discorso della montagna", ai capitoli 5 - 7. Ma vorrei dare un consiglio: prima di leggere l'intero "discorso", soffermati sulla litania iniziale: nove volte Gesù proclama "beati". Questa litania è la sua proposta di vita.
Quando nella comunità proclamavamo queste parole, con il cuore e la mente ricostruivamo la scena: Gesù, nuovo Mosè, ascende la montagna e annuncia il suo programma di vita, che egli offre alla moltitudine. Dalla moltitudine alcune persone si staccano e si avvicinano per meglio ascoltare e comprendere, e così il programma di Gesù diventa il loro programma di vita: diventano discepoli e discepole.
Nove volte "beati", perché ripeterlo tante volte?
Prima di tutto perché è ripetendo che s'impara. Poi perché fra noi serpeggiavano idee che ci allontanavano dalla fedeltà alla proposta di Gesù. Prova anche tu a chiederti: nella società in cui vivi, chi è considerato "beato"? Quand'è che dite a qualcuno, "beato te! - beato lui!". Per voi, cosa significa essere felici? Dove incontrate la felicità? Pensaci, e forse riuscirai a comprendere anche il nostro dilemma.
Ricchezza e successo, potere e piacere orientavano la nostra società e noi, che venivamo dalla triste esperienza della guerra giudaica, avevamo perso tutto: terra, casa, lavoro, cittadinanza... Costretti a emigrare in Siria, non contavamo più niente e dipendevamo solo dalla solidarietà altrui. Potevamo seguire il miraggio di una felicità basata sul sistema di dominazione romana?
Proclamando le parole di Gesù - "beati i poveri, beati quelli che piangono, beato chi è umiliato, beato chi ha fame e sete..." -, noi proclamavamo anche la nostra realtà, la situazione di molti di noi. Impoveriti e umiliati (la parola greca è "ptôchoi"), piangevamo sul nostro destino e sul destino dei nostri figli.
Quel "beati" faceva rivivere in noi l'atteggiamento di Gesù, che "vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore". Sentivamo il suo invito: "Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Imparate da me, che sono mite e umile di cuore..." (Mt 9,36; 11,28-30).
Quel "beati" era accompagnato dalla promessa: "vostro è il regno; sarete consolati; erediterete la terra; sarete saziati...". La promessa alimentava la nostra speranza per una nuova società possibile. Non solo, ma ci aiutava a non lasciarci sedurre dalle false promesse di felicità. Era una preghiera che ci educava, ci formava per il Regno.
Ci spronava a un impegno. Perciò al "beati i poveri", abbiamo aggiunto "nello spirito": i poveri che si lasciano guidare dallo Spirito di Gesù. Sono gli anawim, coloro che pongono le loro speranze nel Signore, di cui parla il profeta Isaia: "Sul mio servo io ho posto il mio spirito... Come discepolo, ogni mattina il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio perché ascolti attentamente..." (Is 42,1; 50,4-5).
Lasciarci guidare dallo Spirito di Gesù per divenire suoi discepoli e accogliere il suo invito: "la messe è molta ma gli operai sono pochi". Divenire operai e operaie che hanno "fame e sete di giustizia", che comprendono il vero senso della felicità e si impegnano a contrastare le cause della povertà, eliminando l'umiliazione e il pianto, soddisfacendo alla fame e sete di molti.
Quel "beati" ci riconduce al Deuteronomio: "Scegli, perciò, la benedizione o la maledizione, la vita o la morte". Ci riconduce a Gesù che si è totalmente decentrato, il cui amore per gli ultimi lo ha portato a dare la propria vita per donare la vita. È una scelta che mette la vita al centro del nostro programma di vita.
Per continuare a riflettere
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Nella nostra società chi è considerato "beato e felice"?
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C'è una relazione tra questa felicità e quella proclamata da Gesù?
- Leggi i passi di Isaia 42,1; 50,4-5; 61,1-3; come ci aiutano a comprendere "beati i poveri nello spirito" di Matteo 5,3?








