L'icona della missione: Annunciare il vangelo
Come possiamo caratterizzare san Paolo, per comprenderlo in modo adeguato, sia nel contesto della chiesa delle origini, sia nella chiesa del nostro tempo?
Una risposta semplice e sufficientemente chiara è questa: Paolo è un grande carismatico. In lui infatti, la potenza delle esperienze vissute - meditate e il coraggio di scelte innovative aprono nuovi mondi al pensiero, nuove vie alla vita. Paolo è, per così dire, "vissuto" da quanto egli ha scoperto di Cristo, e sa trasfondere nelle chiese delle origini i doni ricevuti.
Per questo suo modo speciale di esistere, Paolo si crea amici e nemici. La sua figura è controversa, ha molti avversari. Si riconosce a Luca (autore degli Atti) il merito di aver offerto di Paolo un'interpretazione che lo ha reso accetto alle chiese a lui contemporanee, così che il suo carisma e la sua dottrina sono passati nel patrimonio della Tradizione.
Qual è il suo carisma?, ci chiediamo ancora. Quale la sua scoperta? Quale il suo modo speciale di conoscere e capire il mistero di Cristo?
Sia chiaro, il dono che Paolo riceve è ricchissimo. Ad esempio, se apriamo il libro degli Atti, scopriamo che solo Paolo dichiara Gesù "Figlio di Dio", appena dopo la sua conversione (At 9,20). Forse è lui il primo tra i seguaci di Gesù a riconoscere questa realtà, già rivelata da Gesù stesso. Nel Figlio e nella sua missione, Dio rivela il suo amore misericordioso a tutta l'umanità.
Paolo ha inoltre una comprensione speciale del mistero della risurrezione. Incontrando Gesù sulla via di Damasco, egli capisce non solo che Gesù è vivo, ma che, nel tempo che sta tra la prima risurrezione e la risurrezione finale, è Lui che opera, è Lui il Signore che guida gli eventi. Non c'è un tempo "dopo Cristo"; c'è "l'anno del Signore".
Non solo, ma il rapporto che si instaura tra Gesù e i credenti non è frutto della capacità umana, anzi: la fede in Lui, ogni atto di amore a Lui è frutto del suo Spirito. Il rapporto tra Gesù e gli uomini è un evento divino, suscitato dallo Spirito. Per questo ha la potenza di vincere in noi la forza del peccato e di santificarci, guidandoci a una vita vissuta in fede, speranza, carità.
Tutti questi doni davvero grandi, e altri ancora, in Paolo hanno un fine specifico, come lui stesso dice: "Dio si compiacque di rivelare in me suo Figlio perché lo annunciassi ai pagani" (Gal 1,16). Sono doni che sostengono il suo carisma principale: il dono di annunciare il vangelo a tutti. Infatti noi conosciamo Paolo come "l'apostolo delle genti", colui che ha aperto a tutti i popoli la via del vangelo.
Tanti doni, solo per questo? Solo perché nella chiesa venisse evidenziato un aspetto della vita cristiana, per quanto grande, e basta? Non si tratta solo di un aspetto della vita della chiesa, ma di qualcosa che la qualifica nella sua stessa essenza, nel suo significato rispetto a Gesù e rispetto alla storia dell'umanità.
Paolo comprende la potenza della parola dell'annuncio: "Il vangelo è potenza di Dio" (Rm 1,16); "la fede dipende dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo" (Rm 10,17); "È stato Dio a riconciliare a sé il mondo in Cristo..., affidando a noi la parola della riconciliazione" (2 Cor 5,19). Paolo ne vede l'importanza nel quadro del disegno divino.
La parola dell'annuncio ri-presenta in tutti i tempi e apre le porte di ogni cuore all'evento della risurrezione. Quasi che la risurrezione di Cristo, evento ultimo, fine dei tempi e allo stesso tempo evento di un tempo, di duemila anni fa, abbia bisogno della parola degli evangelizzatori per comunicarsi a tutti i tempi, per estendere i suoi effetti salvifici.
Ecco quanto scopre Paolo: che la chiesa è, nei secoli, la parola della risurrezione, l'evento della risurrezione in formato parola. Parola che poi si estende e viene a includere tutta l'esistenza della chiesa. La chiesa è comunicazione della risurrezione a tutti i tempi, a tutti i cuori. La chiesa è presenza della risurrezione a tutta la storia, presenza di tutta la storia al mistero della risurrezione.
Cogliere questo non è semplicemente ricevere un dono tra tanti. È percepire il senso fondamentale della chiesa. Per questo il carisma di Paolo, se da una parte è e rimane un carisma, d'altra parte ci illumina su una dimensione fondamentale del nostro essere cristiani; ci aiuta a dare alla nostra vita il senso più alto: divenire parola della risurrezione.








