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L'altra faccia di Pechino, Che non vedremo ai giochi olimpici

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Padre Paulin è un giovane congolese del Kivu. Dopo il noviziato a Bukavu è diventato saveriano nel 1995, a 24 anni, ed è sacerdote dal 2000. Ha studiato a Pechino e attualmente è missionario a Taiwan dedicandosi al dialogo interreligioso. Lo ringraziamo per la sua interessante testimonianza dalla Cina.

Uno dei tanti ricordi che mi tornano in mente quando ripenso agli anni trascorsi a Beijing (Pechino), è quello di due anziani in bicicletta che ogni giorno passavano davanti alla scuola che io frequentavo, in orari differenti, ma sempre nella stessa direzione. A Beijing è molto comune vedere anziani in bicicletta dirigersi ogni giorno nella stessa direzione.

Una volta, preso dalla curiosità di sapere dove così tanti anziani si recassero tutti i giorni, presi anch'io la bicicletta e decisi di seguirli. Questo incontro occasionale e la mia curiosità mi hanno permesso di conoscere il ricco mondo dei giochi cinesi, di scoprirne la bellezza e anche la profonda filosofia che li ispira e anima.

I vecchietti ogni giorno si recavano a uno dei tanti parchi pubblici disseminati nell'immensa Beijing. A fare cosa?

Difficile descriverlo. Le cose più svariate e inimmaginabili: gare di canto fra usignoli, partite a dama o a scacchi cinesi, esercitazioni taici o di ballo, in mezzo a tanti bambini che imparano a far volare l'aquilone o corrono per i viali con le loro piccole biciclette colorate, e i giovani che si sfidano a ping-pong...

Questi spazi pubblici sono i luoghi dove la tradizione culturale cinese si conserva e si tramanda. Diverse generazioni si incontrano in questi luoghi dando vita a un interessante microcosmo dentro quell'immensa metropoli che è Beijing. Un microcosmo fatto di attività fisiche e mentali spontanee, che comunque non sono quelle insegnate nelle scuola né quelle esercitate nelle palestre o negli stadi.

A scuola e nei club i giovani certamente si allenano e preparano per certe attività tradizionali, come le danze del leone o del drago, o le gare di barche in occasione del solstizio d'estate. Ma queste attività conservano il carattere di "esercitazioni" in cui solo pochi esperti possono partecipare, competere o esibire la loro bravura.

Diverse generazioni s'incontrano negli spazi pubblici - grandi o piccoli che siano -, durante tutta la giornata e per tutto l'arco dell'anno: chi per passare il tempo magari ascoltando gli usignoli, chi per divertirsi agli scacchi, chi per giocare come i bambini con gli aquiloni, chi per esibirsi in balli e attività ginniche. E capita spesso di vedere gli anziani che insegnano ai bimbi come far volare più in alto gli aquiloni, o sfidare i più giovani al ping-pong.

È l'altra faccia di Beijing, che non vedremo in Tv durante i giochi olimpici; la faccia più popolare e democratica, desiderosa di vita normale, nonostante tutto.



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