Incontro dei centri missionari sardi
Don Mario Cuscusa, delegato regionale della Sardegna per la cooperazione tra le chiese, il 3 novembre 2010 ha riunito a Macomer i direttori dei centri missionari, le delegate diocesane, i responsabili del movimento giovanile missionario e di altri organismi per le missioni, i missionari e le missionarie che lavorano nell'isola. All'inizio del nuovo anno pastorale, dopo il mese missionario di ottobre, ha voluto farci riflettere sulla missione e sulle sfide che oggi ci presenta.
L'accoglienza del cuore
Abbiamo iniziato con la meditazione proposta dal vescovo, mons. Giovanni Dettori. "Il Signore ci aiuti ad aprire il cuore verso tutti, perché spesso siamo in difficoltà a spalancare la casa al fratello bisognoso; temiamo che la casa diventi troppo stretta. Apriamo a tutti se apriamo a chi ci sta accanto, ma occorre l'accoglienza del cuore.
La chiesa deve essere aperta a tutti, in modo particolare ai giovani, per educarli allo spirito missionario. Questo vuol dire non solo andare in missione, ma fare missione, cioè cambiare il cuore e non solo a livello di idee". In effetti, nessuno di noi deve fermarsi alla porta della chiesa, per non entrare e non lasciar entrare gli altri. Una catechista diceva: "Possa tu mangiare quello che doni agli altri; guarda il cuore di chi è nel bisogno, e non gli euro che doni".
Nel mondo senza... campanile
Padre Giulio Albanese di "Missio" ha parlato di "Missione e aiuto economico". Ha invitato tutti a superare l'idea che il missionario chiede sempre soldi, e ha consigliato di apprezzare il lavoro di informazione che le riviste missionarie fanno, per conoscere meglio le conseguenze della globalizzazione economica e culturale.
"Siamo in una società in continua accelerazione e con forti contrasti. Viviamo nel villaggio globale e, nello stesso tempo, abbiamo uno spirito provinciale o campanilistico". Di fronte alle migliaia di "onlus" che oggi esistono, p. Albanese ha chiesto attenzione: "a volte accettano e usano senza scrupoli i doni che possono venire anche dalle «banche armate», cioè da banche che finanziano le armi e le guerre".
Lavorare in rete!
Oggi molte offerte s'indirizzano di più verso navigatori solitari che agiscono senza riferimenti universali. Il centro missionario diocesano, invece, vigila sugli aiuti a progetti ben selezionati, che possono contare sull'auto-finanziamento. Occorre collaborare a progetti che si sostengono e che producono sviluppo. Non dobbiamo disperdere le risorse, ma unirle.
Alessandro Zappalà, del movimento giovanile missionario, ha proposto un "missio tour" a maggio: quattro weekend in quattro regioni italiane, Sardegna inclusa, per accendere il cuore dei giovani.
"Non bisogna curare solo il proprio orticello, ma lavorare insieme e coordinati."








