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In Thailandia, volti di speranza

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Arrivato in Thailandia, non avrei mai immaginato che sarei finito a vivere nella più grande baraccopoli della capitale, Bangkok. Già da tre anni mi trovo qui, città nella città, e ogni giorno condivido gioie e dolori della gente. Vorrei descrivervi la mia esperienza missionaria, attraverso i vari volti che noi saveriani incontriamo quotidianamente.

I volti dei poveri delle baraccopoli. Vivendo al centro della grande baraccopoli, ogni giorno, insieme agli altri saveriani e volontari, incontriamo i tanti poveri che, per vari motivi, si ritrovano a vivere nelle baracche. È gente che ha lasciato il proprio villaggio, per cercare un lavoro, un futuro migliore, qualche opportunità nella grande capitale. La realtà che hanno trovato, però, non è delle migliori. Le condizioni di vita non sono facili e l’ambiente (sotto ponti e autostrade, lungo i fiumi, tra le ferrovie) non favorisce la possibilità di riscattarsi. Sono volti che manifestano rassegnazione.

I volti dei bambini in difficoltà. Sono veramente tanti i bambini che incontriamo ogni giorno. In particolare, ci sono bambini che non vivono con i propri genitori e che, per svariati motivi, non possono occuparsi di loro. Bambini che non studiano, che sono costretti a lavorare, a volte, a rubare. Bambini che non possono avere la serenità che tutti i bambini dovrebbero avere. Sono volti che chiedono aiuto.

I volti degli ammalati. Rappresentano una delle nostre priorità. Agli ammalati mancano tante cose, a volte fanno fatica a curarsi. Ma ciò di cui hanno bisogno maggiormente è la visita di chi li ascolta, di chi condivide con loro la sofferenza e il desiderio di guarire. Molti sono costretti a stare a casa e se nessuno va da loro, non c’è modo di interagire. Sono volti che invitano all’incontro.

I volti dei drogati. È ormai da tanti anni che Khlong Toey, la baraccopoli dove ci troviamo, è conosciuta da tutti come il luogo in cui la droga la fa da padrona. È arrivata dappertutto, rendendo la vita ancora più difficile e a volte impedendo anche a noi di poter essere d’aiuto. Sono volti che manifestano sconfitta, che provocano compassione e a volte anche rabbia.

I volti dei carcerati. Spesso andiamo a visitare i carcerati nelle tante prigioni che ospitano numerosi giovani.

Sono volti di chi ha commesso errori, di chi è vittima di un sistema e di chi non è stato abbastanza forte per reagire.

Sono tutti volti che manifestano una realtà dura, difficile. Ma, nonostante questo, in questi volti si può vedere una speranza. Sono volti di poveri che si danno da fare, per trovarsi un lavoro, costruire un futuro migliore. Sono volti di bambini che hanno un cuore da riempire di sentimenti belli per vedere pace, gioia, amore. Sono volti di ammalati che lottano perché amano la vita. Sono volti di drogati che vogliono riscattarsi. Sono volti di carcerati con il desiderio di voler ricominciare ancora. Sono tutti volti in cui vediamo Cristo che ci chiama, ci scuote, ci ricorda che la Speranza è più forte di ogni debolezza.



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