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Settima puntata della vita di p. Pietro Uccelli per ravvivare il suo ricordo ed il suo esempio nella nostra vita per camminare con lui evangelicamente. La fonte è il libretto di p. Ermanno Zulian, “La gioia di fare il bene”, e gli scritti di altri autori saveriani (G. Viola, A. Luca, G. Camera, E. Fasolini). Il titolo di queto mese è: Prime esperienze in Cina.

In Cina, p. Pietro Uccelli inizia la sua attività nell’ottobre 1906 e, senza interruzione, rimarrà per quasi 14 anni. Partirà il 25 dicembre 1919. Ricordare i nomi cinesi delle varie tappe della sua missione è difficile per noi italiani. Possiamo dire che sono tre le tappe principali nella regione Honan, la regione centrale della Cina: Chengchow (1907-1911), Hsuchow (1911-1914), Hsiang-hsien (1914-1919).

All’inizio, solo per un anno (1906-1907) risiede nella piccola residenza di Pechuang, che conta 30 cristiani e che dopo 12 mesi saranno più di un centinaio. Un paese, ma che si estende a destra e a sinistra come tre provincie italiane e che non permette a p. Pietro d’avere il tempo di… star fermo. È il primo amore del nuovo missionario, che si dona e che è capito e amato subito dalla gente. Il 1° gennaio, alcuni cristiani da venti chilometri gli portano mezzo maiale, delle galline e molti dolci. All’annuncio poi del suo cambio di missione, la gente manifesta e prega in ginocchio per ore, chiedendo al superiore di non separarlo da loro.

La prima vera tappa importante di p. Pietro è Chengchow, sulle rive del Fiume Giallo, centro ferroviario, commerciale, che avrà un magnifico sviluppo e che sarà scelto come sede della diocesi nel 1920 dal primo vescovo saveriano. Qui p. Uccelli arriva con una certa trepidazione, l’11 novembre 1907, e scrive: “Non c’è neppure un cristiano battezzato!”. E chiede collaborazione ai familiari: “Anche voi dovete prendere parte alla mia missione… Non dimenticate di pregare lo Spirito Santo perché mi illumini e mi faccia conoscere quali siano i mezzi più adatti per ottenere copiosi frutti spirituali”.

Qualche cristiano c’è, ma nei dintorni della città, forse sono una quindicina. Di fatto, alcuni sono già arrivati dalla campagna e aspettano da otto giorni nella casa della missione. Due volte al giorno si recano alla stazione, in attesa del treno del sud. Quando finalmente il padre arriva, l’accolgono in festa. Poiché la casa è spoglia, si fanno in quattro, cercano una sedia in prestito, un tavolo, un letto di bambù. Pensano anche al tè e gli procurano una teiera e una tazza. P. Pietro non smette di ringraziare quei buoni cristiani, che a loro volta non fanno altro che ripetere: “Non siamo degni! Non siamo degni!” (Continua).



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