In Bangladesh, missionari speciali
Il Bangladesh è una nazione musulmana da circa 800 anni. I cristiani sono arrivati dopo. Eppure, cristiani, cattolici, indù e buddhisti convivono. Se i musulmani ci avessero cacciato via, non sarebbe stato possibile per noi restare qui. Invece, ci siamo con la nostra vita e fede, le nostre chiese e attività di servizio per il popolo. Con molti esponenti delle altre religioni condividiamo pensieri di pace e fratellanza universale.
Sappiamo bene quali sono i confini del rispetto e accettazione reciproca. Tenendoli presente, conduciamo la nostra vita di cristiani. A volte viviamo periodi difficili; però sappiamo che per un piccolo gruppo di terroristi dobbiamo soffrire tutti. Tra i musulmani, tanti non approvano uccisioni di innocenti e per questo sono mortificati. Essi tengono molto alla loro fede e religione, per questo è difficile che ci siano conversioni. Per questo motivo la chiesa ha voluto essere segno e seme della presenza di Dio in un altro modo. Noi cattolici siamo più o meno cinquecentomila in tutta la nazione, ma abbiamo una forza interiore straordinaria per incontrare gli altri e dire che Dio vuole bene a tutti, perché siamo opera delle sue mani. Ma guai a chiedere di cambiare religione. Si rovinerebbero i rapporti.
Nella diocesi di Khulna, fondata da noi saveriani nel 1952, ci sono dieci parrocchie con 29 presbiteri diocesani bengalesi. Questi si occupano principalmente dei cristiani. Nelle parrocchie, ci sono scuole elementari, alcune fino alla terza media, frequentate da tutti. Ci sono, poi, anche scuole gestite dallo stato. In passato, noi saveriani abbiamo fatto i parroci e coadiutori nelle parrocchie, ma ora che ci sono i presbiteri diocesani abbiamo lasciato a loro la gestione delle parrocchie, pur dando una mano quando hanno bisogno.
Padre Gabriele Spiga di Cagliari si interessa dei portatori di disabilità; p. Riccardo Tobanelli dei bambini abbandonati dai loro genitori, grande piaga della società musulmana causata da divorzi facili. P. Riccardo si prende cura di loro, li accoglie in casa e li manda a scuola per imparare a leggere e a scrivere.
Altri saveriani hanno impegni simili in altri posti del Bangladesh. Cerchiamo di rendere la vita dei bisognosi più consona alla dignità umana. Allo stesso tempo, vogliamo dire che Dio sorride loro, attraverso l’azione dei cristiani e non solo. La gente recepisce subito questo messaggio. Cerchiamo di fare “bene il bene”, con impegno e intelligenza. Noi stessi siamo testimoni di persone di altre religioni che, vedendo noi, capiscono l’importanza di aiutare i loro connazionali. Dicono: se lo fanno i cristiani possono farlo anche loro.







