Impasto che ancora lievita
Un paio di mesi addietro, il direttore di “Missionari Saveriani” mi ha parlato del progetto per presentare in sintesi sul nostro Giornale i membri delle comunità saveriane d’Italia. Sarà un paginone che troverete nei prossimi mesi.
Dopo aver scritto ciò che ci era richiesto, mi è venuto alla mente che poteva essere un’occasione per riflettere sul significato delle nostre comunità che agli occhi del mondo e non solo potrebbero apparire ormai inutili, con poca efficacia sul campo dell’apostolato, perché formate da persone anziane e malate non più in grado di essere efficienti come 20 o 30 anni prima. Avete presente i nonni? Sembravano personaggi ormai inutili in un mondo tecnologico e veloce. Oggi, invece, guai se non ci fossero! Le giovani coppie devono lavorare, il tempo è quello che è e se si hanno figli è davvero un problema. Certo ci sono gli asili nido che, costi a parte, non funzionano h.24 (come si dice adesso). Ecco, quindi, spuntare come la stella dei Magi i Nonni.
Con la loro storia di vita, con i loro bagagli di saperi, con la loro esperienza e preghiere che i figli hanno forse dimenticato o non hanno il tempo e la pazienza di insegnare, fanno un bellissimo travaso di amore, fede ed esperienza. Ho sempre vivo in me l’insegnamento dei miei genitori, ma ricordo ancora certi racconti di nonna. I rosari recitati nella bella stagione lungo il viale che porta al cimitero, le storie passate e vissute dal nonno in guerra al fronte. Insomma, un mondo di ricchezza che conservo nel cuore e che appena ho occasione faccio scivolare nelle mie omelie come aneddoti e fatti corroboranti il pensiero sul tema del Vangelo.
E i missionari? Chi ha navigato lungo decenni nelle varie parti del mondo oggi può dare e dire più di prima. Perché le loro parole, i loro interventi e soprattutto il loro pregare, sono il condensato, il distillato di esperienze, tentativi, errori certamente. Ma, in particolare, sono la testimonianza di una consapevolezza: l’amore che ha guidato la loro vita e le loro azioni. Nelle parole si concentra il dono della fede cristiana: la Misericordia di Dio.
Ciò ci permette di vedere con occhi nuovi la realtà di oggi che per noi cristiani appare un po’ sconfortante: guerre, violenze, perdita del senso di Dio, svuotamento delle chiese, abbandono dei sacramenti… E non ci rendiamo conto, invece, che si tratta di una nuova massa di impasto che inizia a lievitare. Parte di questo lievito sono ancora i “vecchi missionari” che nell’ultimo tratto della propria esistenza hanno più consapevolezza della loro pochezza e al tempo stesso hanno coscienza di aver toccato con mano la grandezza di Dio nella propria vita.







