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Congo RD: colloqui di pace. Sono gli Stati Uniti i protagonisti della mediazione per portare la pace nel Paese. Il rischio è quello di un accordo formale, ma fragile, firmato dai governi e non dalle milizie. Un’intesa che potrebbe diventare solo una cornice diplomatica per la stabilizzazione delle miniere, più che per la pacificazione del territorio. Non solo pace, ma investimenti e concessioni minerarie. 
Intanto dal territorio emerge che “la popolazione sta pagando a caro prezzo l’assenza dello Stato a tutti i livelli: disordine sulle strade di Bukavu, proliferazione di costruzioni non pianificate, spoliazione dei beni dello Stato, crescente dipendenza dal vicino Ruanda per i beni di prima necessità... La guerra sta assumendo un nuovo volto economico a vantaggio del Paese di origine della maggior parte dei nuovi occupanti. Nel Sud Kivu, l’M23 deve affrontare una resistenza inaspettata da parte dei Wazalendo (“patrioti”, ndr) anche se non hanno risorse sufficienti e non sono ben coordinati. Infatti, per guadagnarsi da vivere, erigono barriere dove fanno pagare tutti i passanti e tengono in ostaggio il resto della popolazione”.

p.6 Chapo con accordo firmatoMozambico: accordo parlamentare. Il parlamento del Mozambico ha ratificato all’unanimità l’accordo per le riforme istituzionali firmato dal presidente Daniel Chapo e le opposizioni parlamentari. L’intesa poteva sembrare “storica”, per quanto mancasse il vero leader dell’opposizione mozambicana, quel Venancio Mondlane che ha guidato mesi di proteste popolari dopo le contestate elezioni dello scorso ottobre. Chapo e Mondlane si sono visti prima dell’accordo siglando una sorta di armistizio. Le formazioni che si oppongono al governo del partito Frelimo, però, hanno voluto garanzie in più sulle possibilità di cambiamento: il voto dei deputati ha avuto proprio questa funzione. Una piccola vittoria delle opposizioni, decise a fare sul serio per garantire, nel 2029, un processo elettorale giusto e trasparente.

p.6 GDAMS 2025 ITA 1Armi: vola export italiano. Nel 2024 il Governo ha approvato un sensibile aumento di licenze per la vendita di armi italiane all’estero: sfiorati gli 8 miliardi complessivi (considerando anche le intermediazioni), di cui 7,6 (+1,4 miliardi in un anno) derivanti da autorizzazioni individuali e licenze globali. Continua l’export verso Paesi autoritari o con violazioni di diritti umani e anche verso l’Ucraina in guerra; se verrà confermata la modifica peggiorativa della Legge 185/90, attualmente in discussione, questa potrebbe essere l’ultima Relazione annuale con un buon grado di trasparenza. Il numero di Paesi destinatari delle autorizzazioni all’esportazione di armi italiane ha raggiunto i 90 Stati. “Non siamo ancora ai picchi di una decina di anni fa, ma il trend in continua crescita, soprattutto delle autorizzazioni individuali, ci dimostra il tentativo di lucrare ogni anno di più sulla crescita delle spese militari globali, in particolare per sistemi d’arma”, commenta Francesco Vignarca, Coordinatore Campagne di Rete Italiana Pace Disarmo. “L’aumento significativo delle autorizzazioni individuali ha comportato una crescita dello sbilancio tra esportazioni verso paesi dell’Unione Europea della Nato, che dovrebbero invece essere prioritarie, ed esportazioni fuori da queste alleanze politiche e militari dell’Italia”.

p.6 Myanmar terremotoMyanmar: sisma e isolamento. Il terribile terremoto del Myanmar ha rotto l’isolamento politico internazionale che si era creato attorno alla giunta militare al governo nel paese dopo il colpo di stato del 2021. Ha dato nuova forza alla posizione del generale al potere, Min Aung Hlaing, aprendo canali diplomatici chiusi da quattro anni. Interagendo pubblicamente e direttamente con nazioni come India, Cina e Russia, con altre nazioni asiatiche e non, e con le organizzazioni internazionali - per organizzare la risposta umanitaria alla crisi - il generale si accredita come principale autorità pubblica del Myanmar. Il terremoto è arrivato poco dopo che la giunta aveva annunciato di tenere elezioni generali a fine 2025, programma poco credibile dato che la metà del territorio nazionale è sotto controllo dell’alleanza militare che combatte per la resistenza. Le aree colpite dal terremoto ospitano il 45% dei 3,8 milioni di sfollati interni che erano già presenti in Myanmar a causa del conflitto.

L’iniziativa

Settimana biblica

p.6 Settimana biblica locandinaAnche quest’anno la Diocesi di Caserta organizza la Settimana Biblica, giunta alla XXVIII edizione, con il patrocinio dell'Associazione Biblica Italiana, in collaborazione con l'Istituto Superiore di Scienze Religiose Interdiocesano e con la segreteria del Centro Apostolato Biblico Diocesano. La Settimana Biblica si terrà a Caserta dal 1° al 5 luglio sul tema “Il Vangelo secondo Giovanni” con i biblisti Giuseppe De Virgilio ed Eusebio Gonzàlez. La Settimana Biblica, con l’inaugurazione del vescovo mons. Pietro Lagnese, rinnova e custodisce la speranza che nutre ogni missione educativa ed evangelizzatrice. La Settimana Biblica di Caserta si conferma una valida proposta culturale e sapienziale per far crescere la familiarità del popolo di Dio con la Sacra Scrittura, in una Chiesa sinodale.

La voce dei vescovi

Non si sprechi il tempo!

“La chiusura delle frontiere ostacola la crescita economica, la coesione sociale e lo scambio culturale” hanno affermato i vescovi di Ruanda e Burundi. “Imploriamo i nostri capi di agire con saggezza e compassione per ripristinare la normalità e promuovere l’unità tra le nostre nazioni”. 
In Colombia sempre i vescovi hanno detto: “Il Paese sta attraversando gravi situazioni di crisi che necessitano di risposte efficaci; resta latente il problema non solo dei migranti deportati, ma anche di quelli sfollati, confinati e rimpatriati a causa della violenza nelle varie regioni. L’appello è al Governo e alle istituzioni affinché lavorino in modo coordinato, concentrandosi sul bene della nazione per realizzare il Paese unito e pacifico a cui tutti aneliamo”.
Padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terrasanta, è intervenuto parlando ad un mondo che appare sempre più sordo o impegnato altrove o incapace di fermare il governo israeliano. “A Gaza i bambini, le famiglie, gli anziani sopravvissuti sono ridotti alla fame. La vita in Terra Santa è sospesa fra promesse di soluzioni di pace e certezze di morte. A provocare morte e sofferenza non sono eventi e catastrofi imprevedibili, ma mani e menti umane senza scrupoli. La sofferenza dei bambini della Terra Santa colpisce e fa soffrire il Santo Padre e chi rispetta la vita e il futuro dell'umanità. Tutti i bambini della Terra Santa soffrono: bambini palestinesi, israeliani, libanesi, siriani, musulmani, cristiani, ebrei, sono tutti sottoposti a gravi traumi fisici e morali. Le sofferenze dei bambini sono profonde e lasciano segni profondi. Conosco bambini della Terra Santa che non riescono più a sorridere, a giocare, a mangiare perché soffrono per i loro coetanei di Gaza. Mentre i bambini soffrono, le armi continuano ad uccidere e gli aiuti non attraversano il confine. Mentre i bambini muoiono, in quello stesso tempo, non si trova la soluzione per fermare la violenza. Non si sprechi il tempo, non si perda tempo per non perdere la possibilità di salvare vite e la possibilità di dare speranza alle vite. Il tempo è prezioso, chi non ferma la violenza lo spreca senza amare.

Una storia speciale

Con gioia, senza vergogna

p.6 René Dupont 1È scomparso il 10 aprile a 96 anni René-Marie Albert Dupont, vescovo emerito di Andong e missionario della Società per le Missioni Estere di Parigi per 71 anni in Corea del Sud. Classe 1929, nato a Saint-Jean-le-Blanc (Centro-Valle della Loira), cresce in una famiglia di contadini. Il benessere e i diritti degli agricoltori sono stati per lui tematiche sempre presenti e per le quali non sono mancate numerose iniziative durante i decenni di servizio pastorale nella diocesi di Andong. Mons. Dupont arriva in Corea nel 1954, un anno dopo la fine della guerra. È stato di grande ispirazione per la sua autentica e incoraggiante presenza. Ha attraversato i momenti più difficili e bui della Corea, caratterizzati da una povertà economica, una serie di alti e bassi politici e sociali e anche di grandi cambiamenti. Ha lavorato per la giustizia sociale con grande devozione e impegno pastorale, condividendo le sofferenze del popolo. Nel 2019, gli è stata concessa la cittadinanza coreana, segno del grande stima che aveva il Paese per lui, ultimo vescovo coreano di origine francese, uomo semplice e umile, che ha servito la Corea del Sud “con gioia senza vergogna”.



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