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Bambini e ragazzi delle scuole ormai respirano aria di vacanza e fanno sudare gli insegnanti per un po’ di attenzione e chiudere bene l’anno. Abbiamo il nuovo Papa, Leone XIV, già sulla cattedra di Pietro da oltre un mese. Certo da bergamasco e colognese un palpito per sua Beatitudine il patriarca di Gerusalemme non nego che l’ho avuto. Ma i cardinali e lo Spirito Santo sanno meglio di tutti chi può guidare la Chiesa.

Vorrei adesso soffermarmi un poco sulla figura del Sacro Cuore a cui è dedicato il mese di giugno. Abbiamo ancora vivi i Vangeli della passione e della resurrezione. Il Sacro Cuore ci appare sicuramente una figura affascinante che ha in sé tanta potente dolcezza e che può rassicurare noi poveri cristiani che fatichiamo per essere bravi seguaci del Maestro. Nonostante desideriamo essere diversi, spesso cadiamo nelle debolezze di sempre. Fatichiamo anche a confessarci perché vediamo che i nostri peccati sono sempre quelli e ci sembra di non andare avanti.

Quando studiavo a Parigi la lingua francese per andare come studente in Africa per un anno insieme a Virginio Simoncelli, con cui ho poi condiviso altri anni di Congo, mi è capitato quasi per caso di arrivare alla chiesa del Sacro Cuore. C’era l’esposizione del Santissimo circondata da un profondo silenzio e tanta gente che era lì raccolta a pregare. Ho pensato che in quella zona, secoli prima, Sant’Ignazio di Loyola, san Francesco Saverio e altri compagni fondavano la Compagnia di Gesù e san Saverio avrebbe poi spiccato il volo, dopo il periodo italiano (ordinato sacerdote a Venezia), per la missione dell’Estremo Oriente. Ho considerato questa circostanza di buon auspicio per il passo che stavo per compiere.

La storia della figura del Sacro Cuore di Gesù ha radici profonde nella tradizione cattolica e si sviluppa soprattutto tra il 1600 e il 1900. La devozione al Sacro Cuore è centrata sull’amore misericordioso di Cristo verso l’umanità, rappresentato simbolicamente dal Suo cuore, spesso mostrato trafitto, coronato di spine e fiammeggiante. La devozione ebbe un suo momento fondamentale con le apparizioni a Santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690), suora visitandina in Francia. Tra il 1673 e il 1675, Gesù le apparve più volte, rivelandole il Suo Cuore e chiedendo che si istituisca una festa dedicata proprio al Sacro Cuore e anche la pratica della Comunione riparatrice nei primi venerdì del mese. Nel 1856, Papa Pio IX estese la festa del Sacro Cuore a tutta la Chiesa cattolica. La devozione è legata anche all’idea di riparazione per i peccati del mondo e ha ispirato la costruzione di molti luoghi di culto, tra cui il famoso Santuario del Sacro Cuore di Montmartre a Parigi.                                                                                                                                 

Figura importante del secolo scorso legata in modo particolare al Sacro Cuore è suor Faustina Kowalska (1905-1938). Religiosa polacca, oggi Santa Faustina, è stata canonizzata da papa Giovanni Paolo II nel 2000. Lei è famosa soprattutto per la diffusione della Divina Misericordia, che ha molti punti in comune con la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Nelle sue visioni, Gesù le apparve più volte, chiedendole di promuovere la fiducia nella Sua misericordia infinita. Anche se l’immagine più conosciuta è legata a suor Faustina ed è quella di Gesù Misericordioso (con due raggi che escono dal Suo cuore: uno rosso e uno pallido, simbolo del sangue e dell’acqua), il legame con la devozione al Sacro Cuore è molto stretto. Entrambe le devozioni mettono al centro l’amore e la misericordia del Cuore di Cristo per l’umanità.                                                                                                                                                    

La missione di suor Faustina rappresenta un’estensione della spiritualità del Sacro Cuore, focalizzandosi in modo particolare sulla misericordia divina come risposta alla sofferenza e al peccato del mondo.
Adesso che abbiamo brevemente rinfrescato la storia di questa devozione approfittiamo del mese dedicato al Sacro cuore Misericordioso di Gesù per pregare il Maestro non solo per ringraziarlo della sua Misericordia verso di noi, ma perché noi stessi possiamo esserne i testimoni con la nostra vita della Misericordia di Dio: “Non vi dico di perdonare sette volte ma settanta volte sette” (Mt. 18,21).



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