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Per quel che mi riguarda, la vita passata in Congo, è stata come una palestra di umanità, di spiritualità, di pastorale, di formazione. Nella periferia si impara molto, soprattutto in una di quelle periferie del mondo che è oggi l’Africa e in particolare il Congo. Lì, sofferenza, povertà e violenza sfigurano la vita di molti fratelli e sorelle, eppure c’è ancora una tale voglia di vivere, un desiderio immenso di una vita migliore e la speranza che la situazione cambi.

La gente sa che non può fare affidamento sui politici e che l’ultimo portavoce credibile è la chiesa cattolica. Tutti, nella società civile, anche chi non è cristiano, restano nell’attesa dei suoi pronunciamenti. La chiesa in Congo ha conquistato tale credibilità al prezzo di chi ha dato la vita fino in fondo. Il loro esempio aiuta i congolesi a far nascere energie nuove che sanno resistere all’ingiustizia, che reagiscono contro il fatalismo e che cercano di contrastare la violenza con le mani nude della non-violenza.
Ho conosciuto uomini e donne, giovani e adulti che, accogliendo il vangelo, hanno iniziato a vedere la realtà con occhi nuovi; a distinguere meglio il bene dal male; a dare un nome a ciò che è male e a prendere posizione per combatterlo.

Molta gente vive ancora sotto la minaccia di una mentalità magica che condiziona tante scelte della loro vita, influenzate dalla paura. Eppure, ho conosciuto persone che, lasciandosi guidare dal vangelo, si sono sottratte a tali paure, staccandosi dal fatalismo di maghi, stregoni, fattucchieri, indovini e quanti manipolano l’occulto…. L’annuncio del vangelo svela anche quella falsa religiosità che presenta da una parte un Dio che castiga con malattie, catastrofi e morti; e dall’altra un Dio che offre prosperità nella misura in cui la persona dona; per cui più dai, più riceverai. Con l’illusione dello sviluppo, molti si impoveriscono ancora di più. Anche qui ho conosciuto cristiani che hanno smascherato pratiche simili, sfidando la minaccia di essere maledetti proprio da coloro che parlano di Dio.

Ho conosciuto catechisti che hanno avuto il coraggio di denunciare ingiustizie inferte da chi dovrebbe proteggere la gente. Ho persino assistito al coraggio di persone cha hanno disarmato soldati armati che stavano rubando, impedendo poi che costoro fossero travolti e uccisi dalla rabbia della gente, invocando il quinto comandamento! È proprio vero: là dove arriva la forza del vangelo, il male fa un passo indietro. Senza vangelo saremmo molto di più in balia del male, del maligno e della morte!

Spesso, però, non si riesce a dare una risposta a tutto. Il vangelo insegna anche a proteggersi, a correre, a scappare quando occorre, per salvare la vita. Come missionario ho condiviso la vita dura di questa gente essendo sottomesso all’insicurezza ambiente, senza avere proposte da dare se non quella di scappare e salvare la vita, stando però insieme. Ho provato con la gente l’angoscia della guerra, creata al solo scopo di predare il paese delle sue ricchezze. Ho sentito su di me la stessa prepotenza che i militari usavano verso la gente e con loro ho avuto una grande paura di morire. Ho condiviso le loro umiliazioni e l’incapacità di dare una risposta a situazioni che ci superavano provando la debolezza e la vulnerabilità di chi non vale nulla e di chi non ha nulla da dire perché non ha più nessun diritto. Ho imparato dai cristiani a non rimanere incollato alla paura una volta passata e a curare lo stress e lo shock riprendendo a sorridere, a gioire, a fare festa, a ringraziare il Signore per aver salva la vita, per il pericolo scampato, per la calma ritrovata. Senza piangersi troppo addosso, perdonando le umiliazioni subite.



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