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Il Terremoto: Sfugge la terra sotto i piedi

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Padre Daniele Sarzi Sartori, originario di Montanara (MN), 42 anni, da 4 anni è missionario in Giappone, al centro di spiritualità e dialogo di Shinmeizan; attualmente è a Tokyo, da dove scrive, per una breve esperienza con i fratelli di madre Teresa di Calcutta.

Grazie a Dio, tutti i confratelli e io stiamo bene, ma è stato davvero un terremoto devastante. Mi trovavo a Tokyo nel momento del terremoto, e anche ora sono qui, ospite dei fratelli di madre Teresa, per un piccolo servizio pastorale con i fratelli più poveri.

Come essere strattonati con violenza

Le strutture della casa hanno retto bene. Sono cadute tante cose, ma non le colonne portanti, grazie ai materiali antisismici di cui sono fatte le case giapponesi. Ma cosa può reggere un urto sovrumano! Almeno per due minuti intensi e interminabili sembrava di essere strattonati con violenza da destra a sinistra. Poi, dopo continui assestamenti ancora una scossa molto forte, stavolta sussultoria; altri strattonamenti come se la terra volesse assorbire tutto.

Tutta la gente si è riversata per le strade, con fili e pali dell'elettricità, pareti e colonne dei palazzi che sembravano diventati leggeri come piume al vento. Sembrava di camminare su un terreno mobile, mentre sfugge la terra sotto i piedi e sei in bilico, esposto a tutto, come rami spogli. E tutto tace. E tutto sfugge. Tutto in un brusio e in un impeto. E non poter sapere cosa avveniva intorno, perché tutte le comunicazioni sono saltate, i treni si sono fermati, con tante persone ferme nelle stazioni, e soprattutto la terra che continua a sussultare, un assestamento molto graduale, quasi un ammonimento. Un continuo tremore.

Adesso è l'ora della "carità"

È vero, molti sono in fuga, ma qui a Tokyo ancora non ci sono livelli alti di radiazioni nocive. Cerco di stare all'erta il più possibile, ma ora sento di dover restare fermo al mio posto, ad "accogliere qualche fratello in più del solito, che lo tsunami e il tormento della natura e dell'uomo spinge fra le nostre braccia, e spinge anche noi. "Caritas Christi urget nos - la carità di Cristo ci spinge": pulsa più viva che mai nel cuore del nostro santo padre Conforti e nel nostro stesso cuore.

"Ogni giorno un mondo muore e un mondo nuovo nasce, con lacerazioni e germogli", mi ha detto ieri sera un giovane incontrato sul ciglio della strada, la sua casa. Queste ferite sono la nostra casa; sono quelle brecce che il Signore ci invita a riparare, perché diventino feritoie di grazie.

Ora più che mai questi nostri fratelli sofferenti e spaventati sono nostra vita, nostra eredità. Ora più che mai siamo "piccola matita" nelle mani di Dio, come affermava madre Teresa, per scrivere nascostamente - di Lui e con Lui - parole di conforto e compassione in un momento in cui non si vede apparentemente da dove venga la salvezza. Eppure viene proprio da quelle "grandi acque, da cui ci salva con potenza per condurci al largo", dove ci precede e ci aspetta "perché ci vuole bene", come ci ricorda il salmo 17 (vv. 8-20).

Cuori uniti nel pericolo

Carissimi, il mio cuore si unisce al vostro e a quello di tutti i fratelli e le sorelle che non ci sono più, di quelli che piangono le perdite subite, e di quelli che gioiscono per essersi riuniti alle persone care, ritrovate in modo insperato. Il mio cuore si unisce al cuore di quelli che, dopo lo scampato pericolo, se ne trovano davanti un altro, invisibile: la contaminazione nucleare.

In questo momento in cui tutto sfugge, tutto ha sete, indifesi e increduli, spaesati e dubbiosi, rimaniamo aggrappati alla nostra Roccia, alla Vita che è in noi e per noi, che sappiamo essere vinta ma vincente sulla croce. Allora, restiamo stretti alla croce, stretti alla terra e al cielo, come fratelli in Cristo. Grazie per la vostra preghiera, che ci fa sentire vicini.



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