''Il Signor porti fuarce e coragjo', Camerun tra emergenza e festa
Fratel Renato, friulano di Mortegliano, è missionario in Camerun, incaricato della "pastorale sociale" nella diocesi di Yagoua.
Cari amici, prima di tutto, grazie per la vostra generosa offerta. Finalmente riesco a mettermi al computer per scrivere una lettera con notizie dalla missione. Qui è un po' difficile collegarsi e ho fatto trasloco sia di lavoro che di casa. Sono tornato nella mia missione del nord Camerun a inizio ottobre, dopo un po' di riposo.
Certo qui i problemi non mancano, soprattutto quest'anno a causa delle piogge abbondanti che hanno provocato forti inondazioni nella nostra zona, lungo tutto il percorso del Logone, il grande fiume che divide il Camerun dal Ciad.
L'acqua potabile agli sfollati
In collaborazione con la diocesi anche noi siamo in piena mobilitazione per far fronte all'emergenza. In pratica, stiamo cercando di portare l'acqua potabile ai diversi campi di sfollati. Abbiamo già forato tre pozzi e montato le pompe in un comune che si chiama Kai-Kai a nord di Yagoua; ora ci prepariamo a farne altri a Maga, Vele, Gobo, Djougoumta. Pensiamo di finire presto, in modo che la gente possa usufruirne e stare tranquilla il prima possibile.
Come "pastorale sociale" della diocesi, stiamo pensando al periodo dopo le feste, quando la vera emergenza si farà sentire: una parte importante dei raccolti è andata perduta e stiamo valutando i bisogni alimentari e la penuria che colpirà alcune zone. Ma questo è un altro problema, e sarà opportuno proseguire per gradi, mentre si pensa come fare a risolvere il presente con un occhio rivolto al futuro.
Il Natale senza consumismo
Il Natale in Camerun non ha l'aspetto consumistico che ha in Europa; ma la nostra gente ci tiene a "fare un segno": un abito nuovo per la moglie e i bambini, e se possibile per tutti. Al limite, quel giorno tutti gli abiti devono essere almeno lavati e stirati, e il pasto sarà un po' più curato e vario. Questi i segni esteriori a cui tutti tengono, anche la maggioranza della popolazione non cristiana.
Ma nel periodo di avvento le parrocchie organizzano ritiri e incontri per tutti i battezzati e i catecumeni. Lo stesso clero si è preparato con un incontro - ritiro assieme al vescovo. Insomma, si fa il possibile perché tutti i credenti e "simpatizzanti" si preparino convenientemente al Natale.
Ci siamo preparati bene
Per me è un po' più difficile entrare nello spirito natalizio. Con i miei 25 ragazzi, sono sempre in giro ai quattro angoli della diocesi, troppo vasta per cercare di portare un po' di sollievo agli altri. Anche grazie a loro, cerchiamo di pensare per tempo a organizzare la festa e l'arrivo del Natale non ci trova impreparati.
Cerchiamo di pianificare il lavoro in funzione delle proposte parrocchiali, prendendo il tempo per parteciparvi. La festa è completata con un pasto insieme, magari non lo stesso giorno, ma il giorno dopo: anche qui vale il detto, "Natale con i tuoi". Nelle nostre missioni non esiste la tradizione dei presepi e degli alberi di Natale. I più festeggiati sono i bambini, che quel giorno diventano i protagonisti.
Pace e serena convivenza
L'augurio più importante per noi è che "il Bambino Gesù" porti pace e serena convivenza tra i molti popoli che compongono il mosaico della nazione camerunese, e in particolare nel nostro "piccolo" universo di Yagoua, composto da quattro etnie principali e una decina di gruppi minori e altre presenze varie. Tutti gli altri "mali" si possono risolvere, se il popolo è unito e solidale. Per questo preghiamo innanzitutto per la pace in questo nostro povero ma ricco paese.
Estendendo i migliori auguri a tutti gli amici, ci auguriamo che il "Signor che al a scielt di nasci come no e tal miez di no nus porti la fuarce e il coragjo di scieltis simpri gnovis e daur il so vole, corajo simpri o sin insiemis".








