Succedono cose pazzesche! Racconti dall'Amazzonia
Padre Walter, missionario in Amazzonia, ha trascorso un po' di tempo con i suoi a Rezzato; è venuto a trovarci varie volte e ci ha raccontato tante cose, tra cui queste due storie che pubblichiamo.
Mi trovavo a Taboca, una frazione di circa 5mila abitanti a 100 chilometri da São Félix do Xingu. Da anni noi missionari cercavamo un punto d'appoggio: non una grande casa, ma un posto per rimanere anche un mese. Attorno ci sono altre venti comunità cristiane da visitare e a cui offrire assistenza pastorale. Nel 2005 il vescovo ci aveva aiutato a comprare una casetta semplice; l'abbiamo messa a posto ed era diventata il nostro punto d'appoggio.
La donna partoriente
Una notte a Taboca stavo dormendo quando, verso mezzanotte, sono venuti a chiamarmi. Una donna doveva partorire e c'erano delle complicazioni; il dottore non c'era e non si trovava. Perciò bisognava portare la gestante all'ospedale, a 100 chilometri di distanza, su strade di quel tipo...
"Andiamo, ma non da solo", ho risposto, anche perché ho una bella fifa di quelle cose. "Viene il marito", mi è stato riferito. "Ma quello è peggio di me!", ho ribattuto. Poi, si è offerta un'infermiera, esperta del mestiere: "Aspetta padre! Vediamo se riusciamo a entrare in contatto con l'ospedale e vedere se è disponibile un'ambulanza, visto che la nostra frazione ha diritto a un'ambulanza; io so che il sindaco del comune aveva dato un'ambulanza...".
Abbiamo cominciato a cercare un telefono per chiamare. Svegliamo la gente per cercare un telefono, fino a quando una famiglia di gauci, immigrati dal sud del Brasile da un paio d'anni, ci ha accolto e siamo riusciti a entrare in contatto proprio con l'autista dell'ambulanza, che però si trovava a São Félix.
Era un vecchio autista che nei primi anni, quando io e padre Dario Maso eravamo a São Félix, faceva il meccanico. Adesso era autista di ambulanze e meccanico; proprio a lui portavamo a riparare la nostra vecchia jeep, che avevamo avuto nel 1985 dal vescovo. Mi ha riconosciuto al telefono e mi ha detto: "Facciamo così: io parto con mia moglie che è infermiera da São Félix verso Taboca; tu parti da Taboca con la tua infermiera, e ci troviamo a metà strada".
Così abbiamo fatto. A 50 chilometri giusti ci siamo incontrati. Ma durante il viaggio, ogni buca era una minaccia di parto. Quante «Ave Marie» mi sono fatto quella notte! Poi ho saputo che il bambino è nato. Sono andato a trovarlo quando sono tornato a São Félix. Stavano bene, lui e la mamma.
Le rapide del rio Xingu
Quando siamo arrivati a São Felix do Xingu, né io né padre Dario Maso sapevamo nuotare. Le nostre comunità cristiane di São Felix erano lungo il fiume Xingu, un fiume bellissimo. Solo che quando il livello dell'acqua si abbassa, si creano le rapide che diventano molto pericolose. Cercavamo di fare la visita alle comunità quando il fiume era in piena, ma le rapide comunque c'erano, anche se io non le avevo mai viste prima.
Una volta è toccato a me andare a visitare le comunità. A un certo punto, vedo l'acqua del fiume come stagnante e, in lontananza, una specie di schiuma e sento il rumore. Sapendo che dovevamo passarci dentro, quanti rosari! Ma ce la siamo cavata.
Il ritorno è stato ancora peggio. Avevamo sulla barca un motore svedese, lasciatoci dai missionari tedeschi. Era potentissimo, ma aveva un difetto: si spaccava facilmente il pignone, il pezzo che trasmette il movimento dal motore all'elica. Con il pignone va tutto bene; ma se salta, il motore va a vuoto. E ogni tanto saltava. Ne avevamo presi con noi alcuni di riserva, ma continuava a rompersi.
Al ritorno ne avevamo ancora due o tre. Arriviamo vicino a una rapida e si spacca il pignone. Sono riuscito ad afferrarmi a un arbusto che spuntava dalle rampe: mi sono attaccato e anche la canoa è rimasta attaccata, mentre il guidatore è riuscito a cambiare il pezzo... È stato pazzesco! Grazie a Dio, siamo tornati a casa sani e salvi.








