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Il missionario realizza, con una certa pienezza, il mistero pasquale della morte e risurrezione di Cristo nel suo ministero pastorale. P. Benigno Franceschetti ci offre una lettura gioiosa della Pasqua, con i frutti che l’hanno accompagnata attraverso i nuovi battezzati. P. Italo Noris, di Dalmine, ci racconta la nuova avventura del missionario: formare le nuove generazioni di missionari del domani.

È con gioia che raccogliamo questi racconti di vita missionaria, che certamente aiutano tutti noi a vivere con più responsabilità il nostro “essere cristiani”. Con gli esempi dei neofiti rinnoviamo quindi la nostra vita.

In questo modo, desideriamo partecipare alla missione della chiesa. Ringraziamo quindi, i nostri fratelli bergamaschi che, ogni mese, con le loro testimonianze, ci immettono nel cammino della missione. I racconti di questi ragazzi cresciuti nella scuola apostolica di Alzano ora fruttificano nel campo missionario.

Alleluia: Cristo è risorto! Cristo è vivo in mezzo a noi. Anche voi l’avrete gridato, nella veglia e nelle celebrazioni di Pasqua. Ha vinto in noi ogni paura e ogni presenza di male. Siamo nuove creature, inondate dal suo Spirito!

In aiuto alle persone più deboli

Questo tempo, vertice della liturgia, è impegnativo (e faticoso per noi presbiteri), ma è anche ricco di soddisfazioni e speranza. Per i neofiti, i nuovi battezzati, questo è il punto di arrivo di un lungo cammino di “iniziazione”, e deve diventare un punto di partenza per una vita rinnovata dalla grazia e resa docile dal soffio dello Spirito.

Il numero dei nuovi battezzati era limitato, perché i ragazzi li abbiamo rinviati al giorno di Pentecoste e i bebè erano attesi alla Messa del giorno. Lo sforzo di condivisione fatto in quaresima ci ha permesso di dare un piccolo aiuto ad alcune persone più deboli: Bruno, un portatore di handicap che aveva bisogno di una carrozzella per i suoi spostamenti; Celine, a cui il vento ha scoperchiato la casa; Collins, un prigioniero responsabile della comunità cristiana nella prigione, che aiuta la sua famiglia, dall’interno della prigione, con un piccolo lavoro.

Il segreto della gioia è sentire di essere amati ed essere capaci di amare e di dare gioia a quelli che Dio mette sul nostro cammino. È un atteggiamento di presunzione da parte nostra pretendere di fare a meno di Dio, per centrare sempre l’interesse sul nostro ombelico.

Un discepolo chiede a un saggio: “Perché tutti sono così felici qui tranne me?”. “Perché hanno imparato a vedere la bontà e la bellezza ovunque”, rispose il saggio. “Perché io non vedo la bontà e la bellezza ovunque?”. “Perché non puoi vedere fuori di te, ciò che non vedi dentro di te”...



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