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Tempo di Pasqua, di Resurrezione, di una speranza che va oltre la morte. Come è percepito questo orizzonte nel clima attuale, fatto di uomini arroganti, che usano la forza, che mostrano volontà di potenza, che innescano guerre distruttrici? Che impatto ha la visione biblica dell’azione misericordiosa di Dio fatta di amore, accoglienza e perdono in un’epoca di violenza come la nostra? Se ci limitiamo alla realtà che vediamo, la prospettiva del Dio amore, liberatore, rischia di essere percepita come un’illusione, una pura proiezione di desideri, un miraggio irreale. 

Eppure, chi nutre il suo spirito con la preghiera, il silenzio, la carità, la tenerezza… manifesta una brama profonda che non può essere soddisfatta da nulla al mondo e che nulla, nemmeno la guerra può neutralizzare. La finitudine umana, con le sue fragilità e povertà, paure e ansie, frustrazioni e disillusioni, porta con sé un desiderio di giustizia, di pace, di senso che, se non ci fosse Dio, la ragione umana non sarebbe in grado di darsi e tanto meno immaginarsi.

Noi umani poi, non viviamo solo di bisogni materiali. Abbiamo anche fame e sete di essere amati, di vivere in fraternità e sorellanza con tutti, nel desiderio di non conoscere il declino fisico, psichico, mentale, e persino di aspirare a non morire mai. Le sante e i santi hanno trovato il fondamento della loro esistenza in Dio, che non hanno mai visto, ma di cui si sono sentiti abitati. Un santo tra tanti, Agostino, nella sua celebre espressione che troviamo nelle “Confessioni” (1,1) ci indica perché siamo cosi: “Ci hai fatti per te (Dio), e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te”. Si tratta di un riposo non solo nella morte biologica, ma da viventi, che sa di serenità, gioia, compiutezza. Per cui, quando scopriamo di essere in Lui e Lui in noi siamo i primi a stupirci!

Questa presenza dell’azione di Dio ci è testimoniata proprio dal cambiamento straordinario manifestato dagli apostoli nei giorni della passione, morte e risurrezione di Gesù. Questi passano dalla paura alla gioia, dal timore al coraggio, dal nascondersi all’uscire allo scoperto, dalla vergogna del tradimento alla gioia del sentirsi perdonati. La svolta straordinaria viene proprio da quel Gesù con il quale avevano vissuto, che avevano visto condannato a morte come conclusione della sua missione.

La risurrezione, alla quale nessuno assiste, ma che è manifesta nella reazione degli apostoli come forza dirompente, diventa il motivo per il quale i discepoli danno inizio a quel dinamismo pasquale che farà nascere la Chiesa ovunque. Dio cerca il rapporto con gli uomini e lo fa con Gesù di Nazareth che ci manifesta una misericordia senza limiti. Gesù rende manifesto l’amore per gli esclusi, i poveri, gli ammalati, i lontani… La presenza di Dio allora è là dove questo accade. Non è più la dominazione, la sopraffazione, l’arroganza a fare la storia, ma l’aiutare gli altri, solidarizzare con i deboli, i poveri, gli affamati… Questo è il progetto che rende manifesta la forza della resurrezione; nei Vangeli si chiama annuncio del “Regno di Dio”, che è il suo modo di pensare, agire, governare. 

“Io sono con voi fino alla fine dei tempi!”, ci dice Gesù. Certo, non lo tocchiamo fisicamente, non lo vediamo, ma ci accompagna nel nostro cammino con l’Eucaristia che ci ha lasciato come continuo dono di sé, con la Parola e i gesti narrati nel Vangelo, con la testimonianza di chi, con ardore, ha assunto questo stile di vita e azione. 
In tale esperienza spirituale profonda, che anche noi possiamo fare oggi, ci uniamo allo stupore delle prime comunità cristiane che proclamavano: “Davvero il Signore è risorto!” (Lc 24,34). Gioiosa Pasqua nello stupore di sentirci abitati dall’amore di Dio e nel sapere che la resurrezione di Gesù è la promessa della nostra.



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