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"Se uno vuol essere il primo sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti"
( Mc 9,30-37).

Nessuno è stato rivoluzionario come Gesù. Nessun altro ha mai detto: "Guai a voi, ricchi! Guai a voi che ridete!... Beati i poveri, beati coloro che piangono! Beati quando sarete perseguitati... Godete ed esultate!" Gesù ha capovolto la gerarchia dei valori, al punto che - come afferma Paolo - chi vuol essere furbo secondo Dio, deve passare per stolto secondo gli uomini. Anche nell’esercizio dell’autorità, Cristo capovolge tutto: i re comandano dall’alto del trono, con lo scettro e la corona regale; ma voi, non così, perché comandare vuol dire servire.

Questa è la legge magistrale dell’educazione in genere e di quella cristiana in particolare. Ne consegue che i genitori - che sono, per natura, gli educatori nati dei loro figli - sono chiamati, per la legge-d’amore della carne e del sangue, a farsi buon pane spezzato e buon vino versato. Volutamente mi esprimo con il linguaggio eucaristico: i genitori sono vittime volontarie immolate sull’altare dell’amore, cioè del servizio e dell’aiuto reciproco. Padre e Madre sono i direttori d’orchestra di questa mirabile divina sinfonia.

Si tratta di un’arte che, purtroppo, non si può studiare all’università, perché è questione di intuizione-ispirazione, di creatività-fantasia, più che di studio. E’ un insieme di toccate rapide buttate là, direi quasi distrattamente ma continuamente, in modo quasi aggressivo. Come il sole, questo grande educatore della natura, che non si spazientisce se freddo e nuvole ostacolano i suoi raggi, né stiracchia sgarbatamente le sue piante per costringerle a crescere in fretta, ma continuamente ci-sta-sopra e le aggredisce.

Così anche Papà e Mamma, come il sole, si divertono ad amare, cioè a con-vivere, cioè ad educare sempre e dappertutto. L’efficacia educativa esige la convivenza. Ma come ricreazione, come bisogno d’amore. Se non ci si diverte, il fatto educativo non può avvenire; se non si educa sempre-e-dappertutto, non si educa mai. L’educazione è la più ardua e difficile, la più esaltante ed alta sinfonia d’amore.

Ho citato l’esempio dei genitori perché per loro l’amore educativo dovrebbe essere divertente per istinto, per connaturalità. Ma penso alla moltitudine di insegnanti che devono anch’essi farsi buon pane spezzato e buon vino versato sull’altare della scuola, dove si spezza il sacro-pane del sapere.

O la scuola è impostata essenzialmente sull’amore-servizio, e allora diventa mirabile palestra di educazione, oppure va a scivolare fatalmente sul mortifero versante dell’egoismo-carriera-profitto.
Stesso ragionamento, solo accidentalmente diverso, va fatto per i settori della politica, della medicina, del lavoro, dell’arte.

Il parroco lo nomino per ultimo, perché è lui il responsabile ultimo di questa grande sinfonia d’amore. I genitori secondo la carne generano-amano-servono. I genitori secondo lo spirito super-generano-amano-servono. In questo senso, Papa Giovanni inventa la soavissima immagine della "fontana del paese", alla quale tutti devono poter attingere liberamente. La fontana è alla discrezione di tutti, usata e sperperata, come dice Paolo. Questo spirito di servizio - afferma il Concilio - è la vera gioia pasquale del parroco, il suo benessere, la sua ricreazione, la sua ricompensa, la spiegazione totale della sua vita.

Non ho mai trovato una sola persona che si faccia buon pane spezzato e sia triste, o che non semini allegria attorno a sé. Lo dice anche il Manzoni.
Devo ammettere che nella mia sinfonia sono state più le stecche che le armonie! Però l’educazione è quella che è.

E siccome un educatore di razza la colpa la dà sempre a sé, andiamoci a ... confessare!



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