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Il parroco dei due mondi, P. Renzo Bon

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Padre Renzo Bon, saveriano friulano parroco a Forni di Sopra, ci ha lasciato domenica 20 febbraio all'età di 78 anni. Ecco un ricordo.

Anche l'ultima volta, lo scorso settembre a Udine per la festa dei famigliari, mi aveva detto con quel suo tipico bofonchiare: "Ma quando passi a Forni di Sopra a trovarmi?". Gli ho risposto: "Ma Renzo, a Forni di Sopra non si passa, ci si deve venire apposta!". Gli ripetevo che sarei andato volentieri a Forni di Sopra quando c'era la neve, per fare qualche bella foto... E lui se la rideva con quel suo modo che avevo imparato a conoscere nel 1976 in Congo, dove ero andato per vivere un anno in missione.

Ha vinto ancora lui!

A Forni ci sono andato davvero a trovarlo. C'era anche la neve. Era una bella giornata con un freddo frizzante e ho fatto anche le foto; ma erano per il suo funerale. Alla fine, aveva comunque vinto lui: ero andato fin lassù da Brescia apposta per lui. L'ho salutato con tutto il cuore. Passando davanti al feretro, ho accarezzato il legno chiaro della cassa e gli ho detto: "Mandi Frut", come mi salutava lui quando ci si vedeva.

Nel controllare le migliaia di foto del Congo, scattate per lo più da p. Costalonga, ne avevo trovato alcune dove padre Renzo appariva giovane, alto, impeccabilmente liturgico con la talare, la cotta e gli occhialini da sole. Gliele volevo mandare per posta elettronica, ma non ho fatto in tempo.

Un cuore buono e attento

Egli aveva preso in simpatia me e il mio compagno di studi p. Virginio, da poco arrivati in Congo. Era curioso di sapere come la pensavamo noi giovani su tante cose. Ci chiedeva di questo e di quello, e non capivo perché mai un uomo come lui, che ne aveva viste di tutti i colori, veterano del Congo, si interessasse a cosa pensavano due pivelli come noi. Si era creata una bella amicizia che rivelava, come hanno detto in tanti al suo funerale, un cuore buono e attento.

Il suo modo di parlare, quasi sbuffando, pieno di riferimenti a cose che a lui sembravano chiare ma che gli altri non riuscivano a immaginare, con il passare degli anni ispiravano simpatia. Più l'argomento era delicato e più il suo modo di parlare assomigliava a una certa diplomazia che, alla fine, uno si domandava, cosa diavolo mai avesse voluto dire...

L'ultimo gesto d'amore

Si capiva che il suo cuore era solidamente attaccato al Signore. Messa, preghiera, rosario, visita ai malati, confessioni, catechesi costituivano il suo vero pane quotidiano, insieme a... un po' di pallone. Voleva bene alla gente e, nonostante una scorza ruvida, tutti avevano imparato a capire che se non avesse avuto quella scorza, l'avrebbero mangiato vivo.

Con il suo modo di essere p. Renzo è vissuto tanto: oltre 50 anni di vita missionaria, di cui circa 10 su per i monti, tra gente come lui. Consapevole della fragilità della vita, sentiva l'urgenza di fare il bene il più possibile. "Domani ci saluteremo con un bon dì o con un requiem aeternam", ho sentito dire di lui ai suoi funerali. Ho sorriso e mi sono detto: questo è proprio p. Renzo!

Aveva appena terminato di restaurare la chiesetta dedicata alla Madonna della Salute, l'ultimo gesto d'amore alla Madonna, fatto con la sua gente di Forni di Sopra, prima di andare a incontrarla in Cielo.

Il paese gli voleva bene

Il funerale è stato celebrato dall'arcivescovo di Udine, mons. Mazzolato, con i due vescovi emeriti Battisti e Brollo e una cinquantina tra sacerdoti e saveriani. Le spoglie di p. Renzo Bon, per suo espresso desiderio, sono state tumulate nel cimitero di Forni di Sopra.

"Era una persona riservata a cui tutto il paese era molto affezionato", afferma Claudia Lozza, catechista e stretta collaboratrice di padre Renzo. "Aveva ridato vita ad alcune celebrazioni liturgiche un po' dimenticate, come le rogazioni e altre processioni. Grazie a lui molti in paese hanno sviluppato una sensibilità missionaria, aderendo alle adozioni a distanza in India e Africa".



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