Il nido caldo e le porte aperte
“A scuola, ci impieghiamo circa due mesi per far imparare l’Ave Maria ai bambini di prima elementare; pochissimi sanno cos’è l’oratorio e lo frequentano… Fino a qualche anno fa, c’era più cultura religiosa”.
Così si è quasi sfogata una maestra incontrata alla mostra dei presepi allestita dai saveriani di Brescia. La scuola in cui è docente ha un imprinting chiaramente cattolico, eppure… la destinazione non basta. Ascoltando queste parole, la Natività scolora e la palla passa inevitabilmente alle famiglie, non tanto per l’insegnamento delle preghiere della tradizione, ma per un contesto da creare, preparare, organizzare. I numeri sono impietosi (ma vanno di pari passo con la denatalità) e la fotografia scattata dalla maestra ne dà solo conferma. La fede, la religione è una ‘cosa’ per vecchi? I 40-50enni non hanno più lo stesso sentire dei loro genitori e i propri figli ancora meno? Siamo diventati cristiani tiepidi, da divano, per usare una definizione di papa Francesco? O c’è di più: indifferenza, fastidio, repulsione per la Chiesa, per questo o quel prete? Forse, vale ancora l’idea che l’importante è seminare… poi il raccolto non dipende solo da noi ma da un’azione congiunta di volontà varie. Eppure anche la semina è un’azione che richiede interesse, impegno e volontà a… perdere.
Scrive don Gianni Antoniazzi, parroco veneto. “Internet ha tolto i confini e i giovani sono diventati cittadini del mondo. Vivono senza appartenere a nessuno, nel pluralismo di esperienze, anche religiose. Gli esperti parlano di generazione indifferente, anche di fronte al tema di Dio. Sarebbero però protagonisti di una rivoluzione silenziosa. Per loro, purtroppo, il riferimento al divino richiama anche fanatismo, intolleranza, violenze; Chiesa è un temine che evoca divieti, scandali, lobby e combutte. La religione e Dio sono idee svalutate, ma verso Gesù di Nazaret c’è attenzione e fiducia. Al contempo, per offrire la fede, serve l’esempio di una comunità di fratelli, che non formino un nido caldo, ma tengano porte e finestre aperte, anche ai cambiamenti. Solo questo amore maturo è credibile. Di fronte al mondo nuovo non si può ripristinare la Chiesa passata, magari di un secolo fa. Quel mondo è andato. Il nostro non è peggiore ma diverso, certamente amato dal Signore Gesù”.








