Occhio non vede, cuore non duole
Ma si può far finta di niente?
Di solito proviamo gioia o tristezza, rabbia o speranza per le persone e le situazioni che ci sono vicine e che hanno a che fare, in un modo o nell'altro, con la nostra vita. Per quelle lontane, invece... “occhio non vede, cuore non duole”.
Non facciamo gli struzzi
Proviamo ad applicare questa espressione all'attuale situazione mondiale e, in particolare, ai meccanismi che impoveriscono tanta gente. Il cuore non duole se l'occhio non vede - o non vuole vedere - che il 20 per cento del mondo consuma l'80 per cento delle ricchezze del pianeta; che 25mila persone moriranno oggi per fame, proprio com'è accaduto ieri e accadrà anche domani; che per ogni dollaro speso in aiuto ai paesi impoveriti, dieci sono spesi in armamenti. L'occhio è nostro, e siamo liberi di tenerlo chiuso. Ma chi vuole ignorare una realtà che esiste, ha l'occhio di struzzo : nasconde la testa sotto terra. Il cuore non duole e la coscienza si finge pulita.
Sono certo, invece, che tutti noi - esseri umani e cristiani - teniamo ben aperto il nostro occhio sul mondo e sulle sue ingiustizie. Per questo, siamo capaci di cercare un tipo di informazione che è critica, alternativa e missionaria, che ci parli del sud del mondo e dei meccanismi che opprimono tanti nostri fratelli e sorelle.
Un appello, una risposta
Attraverso il nostro occhio aperto e vigile, noteremo il povero e l'escluso che ci chiamano e ci provocano. Ci chiedono se le relazioni economiche e sociali che impoveriscono e uccidono tanti esseri umani vanno bene così; se approviamo o le rifiutiamo. Ci dicono che sono stanchi di sentire le nostre giustificazioni al neoliberismo, al debito estero e alle multinazionali. Ci dicono che non ne possono più della scusa che i sistemi politici ed economici non dipendono da noi...
Le richieste dei poveri aspettano la nostra risposta. Dobbiamo avere il coraggio di mettere in discussione il nostro modo di vedere le cose e di viverle. Il nostro stile di vita deve diventare più responsabile. Lo stile di vita, infatti, è il risultato di tante scelte che noi compiamo ogni giorno e rendono visibile la nostra coerenza etica. Noi siamo responsabili delle nostre scelte concrete. Dobbiamo fare le nostre scelte con i piedi ben saldi per terra, pensando non solo al nostro piacere o interesse del momento, ma alle conseguenze che ogni nostra scelta può avere sul resto dell'umanità. Anche se vive lontano da noi, in un'altra parte del pianeta.
Pensare in modo “sobrio”
C'è una parola che oggi suona proprio strana: la sobrietà! Comportarsi con sobrietà oggi vuol dire mettere in pratica comportamenti economici alternativi . Come cittadino, io mi informo, risparmio, consumo, viaggio, produco rifiuti, dispongo di tempo libero, faccio sport... In ogni cosa, ho a disposizione scelte alternative. Dipende da me.
Da vari anni, possiamo fare la scelta del commercio equo e solidale o della finanza etica . Sono scelte che, invece di sfruttare i cittadini dei Paesi poveri, ci consentono di trattarli con maggiore dignità: un lavoro più stabile, un salario più giusto, un cibo sufficiente, un'istruzione per i figli... Insomma, possono avere una vita degna. I l commercio equo e solidale, per esempio, garantisce ai produttori del sud del mondo guadagni più alti, piccoli finanziamenti, contratti pluriennali, sostegno a progetti di sviluppo ambientale e sociale.
Un impegno di apertura al mondo, con la ricerca quotidiana di giustizia e pace, è l'augurio sincero che noi missionari doniamo a tutti coloro che, anche quest'anno, desiderano camminare con a noi, con la testa alta, guardano al mondo intero.
da: Andrea.








