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P. Pierluigi Felotti, originario di Calcinate (BG) ma cresciuto a Limbiate (MB), dal 1° ottobre è il nuovo rettore dei saveriani di Brescia. Prende il posto di p. Mario Menin che rimane alla direzione di “Missione Oggi”. P. Pierluigi ha fatto un vero e proprio giro d’Italia saveriano… Ce lo racconta.

Quante comunità ha vissuto?

Tante e con vari incarichi. In alcune sono anche ritornato. Ho iniziato come economo ad Alzano nel 1986, vivendo il passaggio dalla vecchia alla nuova sede, quella attuale. Dal 1997 al 2002 sono stato rettore a Taranto, dove mi sono impegnato nell’animazione missionaria con vari gruppi di giovani. Poi Reggio Calabria per altri 5 anni, con il compito, insieme a p. Colasuonno, di formare i candidati al presbiterato missionario con i saveriani.

È stato anche in Sardegna?

Sì nel 2008. Volevamo fondare una comunità di animazione missionaria giovanile a Cagliari, insieme a p. Salvadori e fratel Asolan… Poi i progetti sono cambiati. Nel 2011 sono stato a Cremona, preparando il passaggio della vendita della casa.

Sono tornato a Reggio Calabria nel 2013, dove abbiamo lavorato per riconsegnare alla diocesi il parco della Mondialità, fondato da p. Cannizzaro, concludendo l’esperienza saveriana. Sono passato a Taranto a fare l’economo dove pensavo di rimanere più di un anno, poi invece è arrivata una telefonata inaspettata per chiedermi di venire a Brescia.

Erano tutte situazioni di crisi?

Forse è meglio chiamarle di cambiamento della vita religiosa in Italia, non solo saveriana.

Come ci si rapporta in tali contesti?

Al di là delle cose da fare, l’aspetto più importante è stare vicini ai confratelli che stanno soffrendo per vari motivi, accompagnarli dal punto di vista umano.

E a Brescia?

Dobbiamo continuare con entusiasmo a essere una presenza, al di là della chiusura di certi settori che componevano lo Csam (Libreria, Cem, Videomission). Mantenere e consolidare i rapporti con la diocesi e l’Ufficio missionario, tenendo presenti le forze a disposizione.

I volontari…

Sono preziosi. Alcuni li ho già conosciuti. Speriamo possano arrivare anche forze fresche, per ringiovanire e continuare a fare bene.

San Cristo!

Una realtà fondamentale che porta in casa visitatori competenti e culturalmente validi (non solo curiosi). Sarebbe importante qualificare sempre più le presenze che chiedono ospitalità in casa, dove gli spazi non mancano, anche al fine dell’animazione missionaria e vocazionale.

Le sue origini…

Sono stato a Calcinate fino a 11 anni, quando ci siamo trasferiti a Limbiate, vicino a Desio. Sono cresciuto nella parrocchia di San Giorgio, dove mi sono formato e sono cresciuto. Ho lavorato come garzone di un’officina, elettricista e poi come tipografo. A vent’anni la patria mi ha chiamato.

Come mai i saveriani?

Concluso il servizio militare mi sono chiesto cosa avrei voluto fare dopo. Probabilmente, l’impegno sociale (Acli, sindacato) vissuto in quegli anni anche come espressione della parrocchia, mi ha spinto a una scelta ben più radicale. Ho incontrato i saveriani, che non conoscevo prima, a Villa Tittoni, a Desio. Ricordo, in particolare, fratel Spera e p. Parmiggiani che mi ha parlato del Bangladesh. Da lì ho iniziato la mia formazione saveriana. Ho preso la licenza media in un anno, poi le magistrali e infine la teologia a Parma. Sono stato ordinato presbitero nel 1976.

Prima e unica missione in Bangladesh?

Sì, sono partito con p. Martoccia nel 1979. Mi sono fermato solo sette anni, trascorsi a dirigere la scuola tecnica di Boyra, a Khulna. Da quando mi hanno richiamato in Italia, non sono più tornato in missione.

Ha nostalgia?

All’inizio ne avevo. Poi ci si concentra su quello che bisogna fare qui con serenità e, invecchiando, si archivia il passato.  

Approfitto dell’occasione per augurare a tutti i lettori e amici di Brescia un felice Natale e un sereno inizio d’anno nuovo.



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