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Tra il 18 e il 20 settembre 2016 si è svolto l’Incontro internazionale di preghiera per la pace, che ha visto uomini e donne di religioni e culture diverse riunirsi ad Assisi per tre giorni di dialogo e preghiera.

Noi saveriani eravamo presenti con p. Franco Sottocornola, invitato a presentare il Centro di dialogo interreligioso “Shinmeizan” (Giappone), insieme alla saveriana Maria De Giorgi; oltre a loro, anche mons. Giorgio Biguzzi, vescovo emerito di Makeni, ed io.

Europa, Africa, Asia, cibo e acqua

Relatori da tutto il mondo hanno affrontato all’insegna della pace le complesse problematiche politico-religiose dei diversi paesi: le sfide dell’Africa globale, i valori della vita in Asia, i martiri cristiani nel 20° secolo, l’Ecumenismo della misericordia. Si è parlato del futuro dell’Europa, della coesistenza tra cristiani e musulmani, di Iraq e Siria. Anche il tema di cibo e acqua per tutti è stato al centro di un interessante dibattito.

Sono state giornate indimenticabili che ci hanno fatto volare in alto, pur nella consapevolezza che poi bisogna scendere e mescolarsi con la gente, confrontarsi con gli oppressi della terra, con le vittime della violenza e della povertà.

Per capire meglio la propria fede

Sete di Pace” era il tema guida dei tre giorni. Il dialogo interreligioso è la via privilegiata per raggiungere e realizzare la concordia fra nazioni.

Ma il dialogo non può avere come scopo la definizione di un Dio che vada bene un po’ a tutti, eliminando le differenze. Ognuno può imparare qualcosa dagli altri e nel confronto si può capire meglio la propria fede.

Del resto, il Concilio Vaticano II è molto chiaro in proposito: “La chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni; essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere quei precetti e quelle dottrine che riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini” (Nostra Aetate, 2). Il dialogo ha un effetto benefico, crea pace, armonia.

Religioni fonti di speranza

Papa Francesco ha concluso i tre giorni. Dopo un momento di preghiera nella basilica inferiore di san Francesco, si è incontrato nella piazza adiacente con i leader delle altre religioni.

“Un momento bello che mostra la pace nel cuore di tante religioni e persone”, ha detto Andrea Riccardi, intervenendo alla cerimonia conclusiva. Per il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, le religioni sono “fonti di speranza per chi ha sete di pace; tutti possono essere artigiani di pace con la preghiera e il dialogo”.

Pace significa…

Il papa ha concluso l’incontro con queste parole. “Non possiamo restare indifferenti. Oggi il mondo ha un’ardente sete di pace. Penso a famiglie, la cui vita è stata sconvolta; ai bambini, che non hanno conosciuto nella vita altro che violenza; ad anziani, costretti a lasciare le loro terre… Noi non abbiamo armi. Crediamo però nella forza mite e umile della preghiera. Oggi non abbiamo pregato gli uni contro gli altri, come talvolta è purtroppo accaduto nella storia. Abbiamo pregato gli uni accanto agli altri, gli uni per gli altri.

Pace vuol dire perdono, accoglienza, disponibilità al dialogo, superamento delle chiusure. Pace vuol dire collaborazione, scambio vivo e concreto con l’altro, che costituisce un dono e non un problema. Pace significa educazione”.

È seguito un momento di silenzio in memoria delle vittime delle guerre e del terrorismo, quindi la lettura dell’appello per la pace, affidato ai bambini che l’hanno consegnato ai rappresentanti delle nazioni e da questi ultimi sottoscritto. Le candele accese dagli ambasciatori presenti oscillavano al leggero vento della sera, quasi come segno di assenso. Lo scambio della pace suggellava l’indimenticabile avvenimento.



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