Il dono di sé senza misure, Ricordando l’amico don Ruggero
Rientrato dalla Sierra Leone per motivi di salute, desiderando rimanere ancora sulla "breccia della missione", agli inizi del 1997 mi ero rivolto proprio a don Ruggero Ruvoletto (a destra nella foto), allora direttore del centro missionario di Padova, perché mi accogliesse come animatore missionario. Mi aveva ricevuto con quella sua tipica cordialità e simpatia.
A servizio dei più poveri
Abbiamo lavorato e pensato insieme, con passione e amore per il vangelo. Mi sono sentito sempre sostenuto, capito e stimolato. Aveva partecipato al mio sconcerto nella triste esperienza della guerra civile in Sierra Leone, per il rapimento delle sorelle saveriane e dei padri Franco Manganello e Vittorio Mosele, e per l'uccisione delle quattro suore di madre Teresa. Come un fratello, aveva dimostrato i sentimenti di vicinanza e solidarietà.
Don Ruggero ha dato un grande esempio di coerenza con la sua fede genuina e il maturo attaccamento alla missione di evangelizzatore quando, terminato il suo mandato come direttore al centro missionario, era ripartito come "fidei donum" in Brasile. Nell'età matura, non aveva seguito le logiche della carriera, ma la logica evangelica del dono di sé, senza misure, per servire i poveri come il suo Maestro divino. E Gesù ha voluto assimilarlo a sé, per essere "consegnato" nelle mani degli uomini per amore. Don Ruggero Ruvoletto è stato ucciso nella sua missione in Brasile, sabato 19 settembre.
La sua preziosa eredità
Martedì 29 settembre, nella cattedrale di Padova, il vescovo Mattiazzo ha celebrato i funerali di don Ruggero. Vi abbiamo partecipato anche p. Franco Lizzit ed io. Erano presenti altri undici vescovi, in prevalenza giunti dal Basile, circa 300 sacerdoti e più di duemila persone.
La chiesa di Manaus ha chiesto di non essere lasciata sola. "Don Ruggero - ha detto il vescovo - ci lascia per testamento se stesso, la sua testimonianza, la sua vita offerta in sacrificio. La chiesa sappia accogliere questa preziosa eredità".
Un parroco mi ha detto che le modalità della sua morte hanno risvegliato in tutto il clero di Padova il significato di una vita spesa per il vangelo. La scelta della missione e la sua disponibilità a collaborare con tutti hanno dimostrato il suo genuino spirito di servizio per i più poveri. I sacerdoti "fidei donum" hanno ora un martire in più, un modello a cui riferirsi, un seme che darà frutti di vita nuova nella storia del Regno che Dio sta scrivendo ogni giorno con noi.









