Ci sono ''due pesi, due misure''?, ...p. Sebastiano Tedesco
Ricevo puntualmente da molti anni il mensile "Missionari Saveriani". Ho pensato di inviare una mia riflessione, come gesto di sincera amicizia verso i missionari, e in particolare verso un saveriano della mia parrocchia torinese, p. Sebastiano Tedesco.
Padre Sebastiano è perito dieci anni orsono, il mattino del 27 novembre del 1999, in un tragico incidente in Bangladesh, mentre andava a celebrare la santa Messa presso le suore di madre Teresa, nella città portuale di Chittagong. Aveva scelto questo Paese per annunciare con la Parola evangelica la liberazione di tanti nostri fratelli e sorelle da una condizione di vita disumana.
"Liberazione" non intesa come atto di violenza, ma come rivendicazione del diritto alla vita e alla dignità, che ogni persona porta con sé in quanto creata da Dio a sua immagine. Come tanti altri missionari, padre Sebastiano aveva anticipato il concetto di carità nella verità, oggi mirabilmente annunciato nell'enciclica sociale di papa Benedetto, "Caritas in veritate".
Il suo rimprovero affettuoso
Quando p. Sebastiano veniva a Torino a trovare la mamma, celebrava sempre l'Eucarestia nella nostra parrocchia, che era anche la sua. Nelle sue omelie, egli riusciva a immergere la Parola di Dio nel cammino umano, a testimoniarla attraverso la pratica del servizio e dell'amore nella verità. In tal modo, la Parola evangelica diventava specchio della realtà di sofferenza di quel paese lontano, che lui aveva scelto come sua seconda "patria".
Ricordo il suo severo e affettuoso richiamo a volgere lo sguardo verso gli ultimi, i poveri, i sofferenti. Lo comunicava con quell'amore che contraddistingue i santi, invitandoci a uno stile di vita più sobrio, perché il nostro modello occidentale di vita - ci ricordava - è causa e fonte della loro povertà. Ma soprattutto ci raccomandava di accogliere chi è forestiero. Citava sempre il vangelo di Matteo, capitolo 25: "Chi accoglie il fratello in fuga perché perseguitato, affamato, migrante..., accoglie Gesù".
Cosa ci direbbe oggi?
Mi chiedo cosa direbbe oggi padre Sebastiano di fronte al "pacchetto sicurezza" recentemente varato in Italia! È questo il rimedio giusto per tutte quelle persone che sono in fuga da fame, guerre, persecuzioni e altre calamità? Quanto vorrei ancora ascoltare la voce di p. Sebastiano, il suo pensiero che ci mette in crisi, ma che ci fa crescere umanamente e spiritualmente!
Eppure, noi cristiani e le nostre comunità non possiamo far calare il silenzio su quella splendida pagina di Matteo: "Ero forestiero e mi avete accolto!". È una pagina di vangelo e non possiamo dimenticarla. Eppure, qualcosa è cambiato anche nei nostri "pastori", nelle loro omelie e nel loro modo di predicare... Qualche flebile voce è arrivata: "quei provvedimenti porteranno disagio e sofferenza a molti". Solo queste poche parole. Una voce in sordina, frutto della prudenza?
Il valore della vita è lo stesso
Mi sorge il dubbio che si stia applicando la logica dei "due pesi, due misure". Mi chiedo: il valore della vita, dal suo nascere alla sua naturale conclusione, non ha forse un unico peso e una unica misura? La vita del povero migrante non ha forse lo stesso valore? Certi atteggiamenti non possono spegnere la vita di esseri umani, quanto la pillola RU 486? Ma sembra quasi che non si voglia disturbare troppo chi manovra...
Credo che il caro padre Sebastiano non avrebbe paura di dire chiaramente che, "purtroppo, è proprio così!". Con dispiacere, ma anche tanti cristiani la pensano così.







