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Nel mese di settembre, durante il Tempo del Creato, si è analizzato, riflettuto e pregato a livello ecumenico sulla difesa e cura in favore dell’ambiente. L’Anno Giubilare permetteva di assumere questo elemento come un impegno di fede e nello stesso tempo comporre un appello per la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici COP30 a Belém, in Brasile. Ecco che ora a Belém sono riversati tutti i contenuti elaborati durante il Tempo del Creato per contribuire a mettere in atto un’azione congiunta a livello mondiale.

Papa Francesco con le sue due Esortazioni apostoliche, Laudato si’ (2015) e Laudate Deum (2023) ha immesso contenuti e principi così forti e pervasivi al punto di fare dell’impegno per la cura del creato un elemento concreto di espressione e di manifestazione della fede e un impegno concreto per tutti i cattolici. Riprendiamo in sintesi questi principi affinché diventino elementi di discernimento all’interno di una cultura che presenta visioni futuriste e il loro contrario, creando così una confusione strumentale che impedisce una vera azione efficace.

Primo tra tutti, il richiamo all’ascolto del grido della terra e del grido dei poveri. Non esistono due emergenze separate, una ambientale e una sociale, ma una sola e complessa crisi socio-ambientale interconnessa. Il grido della Terra è intimamente legato al grido dei poveri, poiché i più vulnerabili soffrono in modo sproporzionato le conseguenze della devastazione ecologica.
Di fronte a questa situazione è proposta la nozione di ecologia integrale, intesa come un percorso comunitario e dunque sinodale, verso una trasformazione profonda, sia personale che collettiva. Unisce impegno per il bene comune, cultura della pace e spiritualità evangelica. Questo comporta stili di vita sobri e rispettosi dell’ambiente con una solidarietà concreta verso chi soffre di più. Tale visione riconosce la connessione profonda tra la cura della Terra e il rispetto della dignità umana.

Con il principio “tutto si tiene” si capisce che nella realtà delle cose nulla è isolato e ogni scelta personale, sociale, economica, politica, culturale ha ricadute sull’insieme. Non si può più parlare di difesa dell’ambiente senza parlare di giustizia sociale. Guerre, povertà, ingiustizie sociali, sono facce della stessa crisi. 
Con la più recente Esortazione apostolica Laudate Deum, papa Francesco critica chi minimizza o nega questa crisi multidimensionale e ribadisce che il tempo per agire si esaurisce e stiamo arrivando al punto di non ritorno. L’illusione tecnologica, il progresso economico, la politica globale e gli organismi sovranazionali non sono stati fin qui capaci di risolvere questa crisi. È necessario un approccio multilaterale “dal basso” che implichi anche un impegno morale e spirituale, coinvolgendo la società civile in un’azione per il bene comune da lasciare alle generazioni future.

Davanti a questo scenario catastrofico, correlato da indifferenza globale ed eccessiva fiducia nella tecnologia, c’è ancora una prospettiva di speranza: se agiamo presto e insieme possiamo ancora cambiare rotta. Papa Leone XIV ha raccolto il testimone di questa visione. Considera il Creato come un “campo di battaglia”, vittima dell’ingiustizia, della disuguaglianza e dello sfruttamento delle risorse. Invita ad uno sguardo contemplativo sul Creato, capace di trasformare la relazione umana con la natura in un gesto di fede. L’Eucaristia rappresenta proprio il momento in cui “il Creato trova la sua massima elevazione”, richiamando alla responsabilità di proteggere ciò che Dio ha creato. È in questa prospettiva che a luglio ha introdotto un nuovo formulario liturgico: “Missa pro custodia creationis”. L’intenzione del Papa è quella di aiutare a creare un ponte tra fede, spiritualità e azione: un’azione contemplativa che genera conversione interiore, celebrata nella liturgia e orientata ad una responsabilità concreta verso tutti, specialmente i più vulnerabili.



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