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Il Burundi sta meglio, ma…, “Continuo a lavorare con fiducia”

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Padre Pierino è ben conosciuto dai nostri lettori. Saveriano bresciano, è stato superiore in Camerun e Ciad; poi è tornato in Burundi, dove segue i giovani che desiderano diventare saveriani e svolgere la missione fuori dal proprio paese.

Cari amici, sento il dovere di ringraziarvi per il vostro sostegno e per la preghiera. Sto bene e continuo con gioia e fiducia il mio lavoro missionario. All'inizio di questo nuovo anno che il Signore ci concede di vivere, ci auguriamo un impegno costante di tutti per fare in modo che tutta l'umanità possa sentirsi e vivere come una sola famiglia.

Molte, troppe armi in giro

Tutti coloro che hanno vissuto gli anni della guerra in Burundi, sono unanimi nell'affermare che la situazione attuale è molto migliore: non c'è paragone! Ora la guerra è terminata. Ma nonostante l'arrivo della democrazia dall'agosto del 2005, le armi leggere che circolano nel paese sono ancora molte, troppe.

Sono usate da bande armate e gruppi vari per rubare, oppure da ex militari e ribelli che, tornati a casa dalla guerra, non trovano un lavoro soddisfacente e redditizio, oppure anche da ragazzi disorientati e psicologicamente provati dalle atrocità vissute.

Così aumenta la violenza, la criminalità, la corruzione e si rallenta ulteriormente il processo di pace e di sviluppo necessario affinché questo Paese diventi veramente democratico. La stragrande maggioranza della popolazione è ancora molto povera. Il cammino di ricostruzione morale, sociale e materiale richiede tempi lunghi e la fiducia reciproca; soprattutto, richiede la collaborazione di tutti.

Giovani per la missione

A ottobre abbiamo iniziato l'anno scolastico, pastorale e comunitario. Sono arrivati altri nove giovani burundesi che sono interessati a conoscere più in profondità la nostra vita missionaria saveriana. Hanno già il diploma di maturità classica o tecnica e iniziano un percorso di almeno nove anni: quattro in Burundi, per completare gli studi di filosofia; un primo salto fuori del Burundi, fino a Kinshasa capitale del Congo per fare il noviziato; altri quattro anni in una delle nostre "teologie internazionali" per prepararsi al sacerdozio.

La complessità della situazione in cui siamo chiamati a vivere e a lavorare come missionari, richiede a noi tutti grande disponibilità e una formazione solida.

Per quanto riguarda l'accoglienza delle vocazioni saveriani in Burundi, siamo ancora agli inizi; ma sono certo che anche questa chiesa, povera di risorse ma ricca di forze giovanili, riuscirà a donare missionari buoni e preparati per evangelizzare questo nostro mondo.



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