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I miei due zii Saveriani, i fratelli Calvi

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Quando mi è stato chiesto di scrivere qualcosa dei miei zii pp. Piero ed Angelo Calvi, mi sono sentita onorata di poterli ricordare e far conoscere a chi non ha mai avuto l’opportunità di incontrarli.

Sono nati a Corte de’ Frati, un piccolo paese in provincia di Cremona, Piero nel 1917 ed Angelo nel 1919 da una famiglia povera ma ricca di una fede incrollabile. Rimasti orfani in tenera età della mamma Barbara, morta a 34 anni con 5 bambini piccolissimi lasciati alle cure di papà Luigi, solo grazie all’aiuto e all’amore incondizionato di zia Rosina e di zio Ottorino, riescono a crescere con sani principi morali e forti nello spirito.

Nel 1930 a Grumone, piccolissima frazione di Corte de’ Frati, grazie alla donazione di una villa da parte dei conti Manna Roncadelli, i Saveriani aprono una casa per accogliere giovani studenti del Ginnasio superiore. È così che gli abitanti del paese hanno occasione di vedere i missionari che passavano in paese per acquisti e, specialmente, per conoscere e farsi conoscere.
In casa Calvi si fa subito amicizia con i Saveriani che erano diventati assidui frequentatori della piccola bottega da calzolaio dello zio Ottorino, dove portavano frequentemente le scarpe a far riparare. Piero che a quell’epoca, per dare una mano in famiglia, faceva il garzone dello zio rimane affascinato dai racconti di viaggi in terre lontane dove i missionari andavano per evangelizzare popoli sconosciuti. Comincia così a desiderare di poter frequentare anche lui la scuola dai Saveriani e chissà, per poter un giorno partire come missionario in terre lontane.

Parlava spesso di questo suo sogno con il fratello minore Angelo ed avrebbe voluto chiedere il permesso al papà e agli zii affinché lo lasciassero andare, però temeva che la risposta sarebbe stata negativa perché sapeva che in casa c’era bisogno del lavoro di tutti per poter tirare avanti. Ne parla al suo Parroco, affinché lo aiutasse a perorare la sua causa, e questi ne parla al rettore dello Studentato di Grumone. E così nel 1933, a sedici anni, Piero parte per la Casa apostolica di Vicenza. Il fratello minore, Angelo, lo seguirà due anni dopo.

I due fratelli celebrano insieme la prima Messa il 1° marzo 1947 nella loro Chiesa a Corte de’ Frati, attorniati dall’amore e dall’orgoglio dei familiari e da tutta la gente del paese accorsa per partecipare a questo grande evento. Per alcuni anni sono divisi, destinati a comunità missionarie diverse, fino al 1954 quando la provvidenza e la volontà dei Superiori li uniscono di nuovo e, il 13 maggio di quell’anno, partono insieme per la loro prima missione: Indonesia. I primi Saveriani erano arrivati in Indonesia nel 1951, dopo l’espulsione dalla Cina.

Nel 1954, i superiori decidono di inviare alcuni missionari nelle isole Mentawai, a circa 150 chilometri dall’isola di Sumatra. I pionieri sono p. Aurelio Canizzaro e i miei zii Piero e Angelo. Il viaggio è lungo ed avventuroso e quando arrivano in quelle terre paludose tra il mare e la foresta, dove gli acquitrini erano focolai della malaria, si arrangiano per poter trovare un posto dove potersi riparare e cominciare in quella terra selvaggia la loro nuova vita di missione. I primi tempi sono molto duri. Devono affrontare non poche difficoltà e pericoli per poter conquistare la fiducia di quel popolo. Però la Fede nel Signore era la loro forza e con tutto l’entusiasmo, la bontà e la pazienza con i quali erano partiti, riescono ad avvicinare i mentawaiani che accorrevano, curiosi di conoscere i nuovi arrivati.

Sono stati anni di duro lavoro, ma di grandi soddisfazioni. I battezzati si moltiplicavano velocemente e, finalmente, si riesce a costruire una vera chiesa dove accogliere i nuovi cristiani che arrivavano per ascoltare i missionari che raccontavano la vita di Gesù. Nel 1965, lo zio Angelo è richiamato in Italia. Le sue condizioni di salute non gli permettevano più di affrontare quella vita di missione in Indonesia, anche se non era più alle Mentawai dove aveva contratto la malaria che lo aveva fortemente debilitato e della quale porterà per sempre, seppur lievi, spiacevoli conseguenze. Lo zio Piero, invece, rimane nelle Mentawai per una decina di anni e proprio nel 1965, a Padang è nominato Superiore Regionale.

Dopo aver percorso insieme tante tappe e aver raggiunto insieme numerosi traguardi, le loro vite si dividono, ma il cuore di fratelli li tiene uniti per sempre. Zio Piero trascorre gran parte della sua vita, 44 anni, in Indonesia, donando alla “sua” gente ed ai suoi confratelli tanta disponibilità, aiuto materiale e spirituale, amicizia, giovialità e amore per quella terra che era diventata la sua seconda Patria, dove avrebbe voluto restare per sempre. Purtroppo, nel 1998, un male incurabile lo costringe al rientro in Italia. Nonostante le tempestive cure e la costante presenza al suo capezzale del fratello Angelo e della sorella Adele, il 24 agosto torna alla Casa del Padre. 

La sua morte ha lasciato un grande vuoto in quanti lo hanno conosciuto ed apprezzato, nella sua gente in Indonesia che lo aspettava, fiduciosa in una miracolosa guarigione, negli amici e confratelli che hanno potuto godere della sua spiritosa e trascinante simpatia, ma soprattutto nei suoi fratelli Angelo, Adolfo ed Adele che già avevano sperimentato questo grandissimo dolore quando, qualche anno prima, era mancato Giannino il fratello Camilliano. 

(continua)



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